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Carbone Killer

A cura di Marzia Coronati • 6 Dicembre 2007

Dalla rompighiaccio nel Mediterraneo in lotta contro il carbone alla tragedia di Marcinelle. Gli ultimi cinquanta anni di storia del carbone a ritroso.

Ospiti della puntata:

Francesco Tedesco, Greenpeace

Luca Vullo, regista

Paola Cecchini, scrittrice

 
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Si chiama Arctic Sunrise la rompighiaccio che in questi giorni naviga le acque del Meditteraneo. Sul fiancata verde un arcoblaleno e una colomba. questa nave che un tempo serviva per cacciare le foche nel 1995 è stata comprata dall’associazione ambientalista greenpeace. Oggi la rompighiaccio è nel mediterraneo e sta portando avanti una serie di azioni di stampo ambientalista indirizzate soprattutto a sensibilizzare sulla questione del carbone. Rendere arido, questa l’etimologia della parola carbone e in effetti sembra che proprio l’anidride carbonica sprigionata dal combustibile sia la causa principale di inquinamento e cambiamenti climatici. Nel mondo il 39% dell’energia elettrica è prodotta dal carbone. Il carbone infatti alimenta le caldaie delle centrali termoelettriche, l’acqua scaldata produce vapore, il vapore raggiunge una turbina e la fa ruotare, alla turbina infine è collegato l’alternatore che produce energia elettrica.
L’ultime azioni il 4 dicembre quando gli attivisti hanno raggiunto tre navi carboniere attraccate al largo del porto di Brindisi - Oriental Sun, Yusho Spica e Tpc Arirang - dipingendo sulla fiancata il messaggio “Coal kills climate”.

Tra il 1946 e il 1960, oltre 230.000 giovani uomini lasciarono un’Italia semi-distrutta da una guerra persa ed affluirono in Belgio a seguito di quello che è passato alla storia come accordo minatore-carbone: cinquantamila lavoratori italiani in cambio della fornitura mensile di carbone belga, a condizioni convenienti, per ogni mille lavoratori inviati.

Secondo i dati forniti dal Ministero per gli Italiani nel Mondo, furono 867 i minatori morti nelle miniere belghe dal 1946 al 1963, di cui oltre 250 tra il 1950 ed il 1953. La miniera di Marcinelle, in particolare, non era stata concepita per il passaggio simultaneo di condotte idrauliche, elettriche e dell’olio sotto pressione, come invece avveniva.

In funzione dal 1822, le sue attrezzature non erano state modernizzate e nessuna protezione anti-incendio era disposta sul fondo. Le porti frangi-fiamma erano in legno e le maschere antigas non erano previste. Due incidenti gravi vi erano già occorsi: nel primo (1906) avevano trovato la morte venti minatori, nel secondo (1930) quaranta. Nulla però fu fatto per evitare la sciagura, diventata la più conosciuta della storia mineraria (la più grande tragedia, almeno in tempi moderni, si è invece consumata a Corrières, nella regione francese del Pas de Calais, con 1376 morti).

Nessuna responsabilità fu attribuita alla società titolare del Bois du Cazier, nonostante l’accertamento di numerose negligenze a carico della stessa. Come è successo tante volte e succede ancora, anche a Marcinelle si preferì addebitare la sciagura ad errore umano.

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