la Libia e le carceri etniche finanziate dagli italiani
A cura di Marzia Coronati • 1 Novembre 2007Sommario
Nella quarta puntata, a Radio Ozio un omaggio al nigeriano Fela Kuti. A Macroscopio torniamo a parlare di migranti e di carceri etniche; questa volta ci spostiamo in Libia, ascolteremo anche una testimonianza diretta di un detenuto che è riuscito a contattare l’Italia via telefonino.
Ascolta “la Libia e le carceri etniche finanziate dagli italiani”
Radio Ozio
Dieci anni fa moriva di Aids l’immortale Fela Anikopulo Kuti, padre dell’Afrobeat , Black President del movimento antigovernativo nigeriano, musicista e compositore che ha ispirato intere genererazioni, anche oltreoceano. Breve storia di un moderno griot.
A cura di Chiara Dalmaviva
Macroscopio
Nella scorsa puntata di Macroscopio ci eravamo occupati di centri di permanenza temporanea in Italia, quei centri cioè dove vengono trattenuti i migranti che non hanno le carte in regola, oggi nella quarta puntata ripercorriamo il viaggio di chi giunge in questi centri, ci spostiamo cioè in Libia.
La Libia è un punto di transito dei migranti provenienti da vari paesi dell’Africa, come Ghana, Eritrea, Etiopia, Somalia, che cercano di raggiungere l’Europa. Il percorso a ostacoli inizia dai viaggi attraverso il deserto per entrare in Libia, una volta raggiunto il paese poi il rischio di essere arrestati e espulsi è grande; infine, chi sopravvive a queste imprese, dovrà prepararsi al viaggio in mare, e all’accoglienza in Europa
Una ventina di carceri etniche per un totale di 60000 detenuti, tre volte circa i 22000 migranti trattenuti in Italia, 14.500 persone abbandonate in mezzo al deserto lungo la frontiera libica dal 1998 al 2003, questi sono solo alcuni dei dati riportati da un recente studio pubblicato da Fortress Europe, il blog che da anni segue le vicissitudini delle rotte dei migranti.
Frontex , l’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne, pubblica rapporti che rimangono segreti, tace sulle pratiche di maltrattamenti e di pestaggi portati avanti dalle autorità libiche e denunciati più volte da diverse ong, e oggi chiede anche alla Libia di farne parte. Non solo, l’Unione europea ha offerto al paese anche l’istallazione di un sistema di sorveglianza elettronica lungo la sua frontiera meridionale.
L’Italia, d’altronde, fa anche di più: nel 2003 Roma spedisce oltremare gommoni fuoristrada mute da sub binocoli e mille sacchi per cadaveri. Secondo il rapporto della Missione europea in Libia del 2004, tre dei centri di detenzione libici sono stati finanziati dall’Italia.
Ospiti della puntata
Gabriele Del Grande, Fortress Europe
Tana De Zulueta, deputata della Repubblica Italiana



[...] Per un approfondimento vai alla pagina della quarta puntata di RadioCarta [...]