Liberi dentro
A cura di Marzia Coronati • 7 Febbraio 2008
C’è chi, pur chiuso dentro a un carcere, continua a sentirsi libero dentro, e esprime la sua libertà attraverso l’arte. In questa puntata di Radio Carta, la penultima della stagione prima di partire con un nuovo formato di storie dal mondo, vogliamo parlarvi proprio di questo tipo di arte, l’arte che nasce e si crea tra le quattro mura di un istituto di detenzione.
Ospiti della puntata:
Fabio Cavalli, direttore artistico di “Carcere e teatro”
Sasà Striano, attore teatrale
Rudi Maltese, Banco del mutuo soccorso
Khaldoun ha interpretato il protagonista del testo di Jean Genet: “Giovane criminale”
La colonna sonora della puntata è dei Presi per Caso
Tra tutte le iniziative che esistono, e sono tante, dai laboratori di scrittura creativa, a quelli di arti pittoriche e di artigianato, noi abbiamo deciso di presentarvene una in particolare. E’ la rassegna “Teatro e carcere”, proprio in questi giorni in scena al teatro Eliseo di Roma.
“L’obiettivo della rassegna è duplice”, ci ha raccontato il direttore artistico, Fabio Cavalli, “da una parta far conoscere la realtà del carcere al mondo e dall’altro portare il mondo di fuori dentro; portando le compagnie teatrali che esistono in quasi tutte le carceri italiane, scegliendo le più qualificate e dandogli l’occasione di andare in scena in diversi teatri italiani”.
La rassegna ha debuttato con un monologo interpretato da Sasà Striano, un giovane ex-detenuto napoletano, si tratta del giovane criminale, un opera di Jean Genet, del 1948, scritta per la radio francese ma che le emittenti non trasmisero mai. Su quella censura lo stesso Genet scrisse queste righe:
La Radio francese mi aveva offerto una delle sue trasmissioni dette “Carte Blanche”. Ho accettato con l’intenzione di parlare dei giovani criminali. Il mio testo, che in un primo tempo era stato accettato, è stato ora respinto. Più che fierezza ne sento una certa vergogna. Avrei voluto far ascoltare la voce del criminale. E non il suo lamento, ma il suo canto di gloria. Me lo impedisce un’inutile ansia di essere sincero, ma di essere sincero non tanto per l’esattezza dei fatti quanto per fedeltà a quei toni un po’ rochi che soli potevano esprimere la mia emozione, la mia verità, l’emozione e la verità dei miei amici. I giornali si erano già stupiti che un teatro fosse stato messo a disposizione di uno scassinatore - e di un omosessuale. Quindi non posso parlare davanti ai microfoni nazionali. Ripeto che ne provo vergogna. Sarei comunque rimasto nel buio ma sul limitare della luce e indietreggio nelle tenebre da cui ho fatto tanti sforzi per strapparmi.
Il discorso che leggerete era stato scritto per essere ascoltato. Lo pubblico ugualmente ma senza la speranza di essere letto da quelli che amo.
Genet il carcere lo aveva vissuto e in quell’opera indagava nel fondo dell’essere criminali, un testo irriverente di cui vogliamo riproporvi uno dei passaggi, forse più, significativi:
“Se la vostra è un’anima bassa, allora chiamate pure incoscienza il movente che porta al delitto o al crimine un ragazzo di quindici anni, io a quel movente do un altro nome. Perché ci vuole una bella faccia tosta, un bel coraggio per opporsi ad una società così forte, alle istituzioni più severe, a leggi protette da una polizia la cui forza risiede tanto nel timore, favoloso, mitologico, informe che causa nell’animo dei ragazzi, quanto nella sua organizzazione.
Ciò che li porta al crimine è il sentimento romanzesco, cioè la proiezione di sé nella più magnifica, nella più audace, insomma nella più pericolosa delle esistenze. Traduco per loro perché hanno il diritto di usare un linguaggio che li aiuti ad avventurarsi… Dove? Non lo so. Non lo sanno neanche loro, anche se la loro fantasticheria vuole essere precisa, ma lontano dalle vostre case. E mi chiedo se voi non li perseguitate anche per dispetto, perché vi disprezzano e vi abbandonano. Oggi, poiché è stato permesso, grazie a non so quale errore, ad un poeta che fu dei loro, di parlare a questo microfono, voglio ripetere ancora una volta la mia tenerezza per questi ragazzini spietati. Non mi faccio illusioni. Parlo nel vuoto e nel buio, tuttavia, magari soltanto per me, voglio ancora insultare coloro che insultano”.
Anche i Presi per caso, che, ricordiamolo, hanno fatto da colonna sonora a questa puntata, fanno teatro. “Facciamo teatro e suoniamo rock” dicono. “Raccontiamo storie che parlano di carcere. E lo facciamo col sorriso. Perché, spesso, ridendo si riflette meglio”.
Noi abbiamo parlato con Rodolfo Maltese, dei Banco del mutuo soccorso, che ha collaborato più volte con i Presi per caso. “I Presi per caso hanno un linguaggio forte, sono molto spontanei, insieme abbiamo passato dei momenti belli”.
Ricordiamo che questa sarà la penultima puntata di Radio Carta, dal 21 febbraio potrete ascoltare sempre sulle stesse frequenze il nuovo formato sempre a cura della redazione di Amisnet si chiamerà radio cartoline e racconterà storie e pezzi di vita dal mondo, iniziando da un ciclo di corrispondenze provenienti dall’Africa, più precisamente dal Burkina Faso.
Sperando che il prossimo formato vi soddisfarà come questo, e più di questo…. appuntamento alla prossima settimana per l’ultima puntata di Radio Carta……
Tags:arte, carcere, Genet, giovane criminale, liberi, presi per caso, teatro


