<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd"
	xmlns:dtvmedia="http://participatoryculture.org/RSSModules/dtv/1.0"
	xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
>

<channel>
	<title>Radio Carta &#187; Radio Carta V (2008)</title>
	<atom:link href="http://radiocarta.amisnet.org/archivi/radio-carta-v-2008/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://radiocarta.amisnet.org</link>
	<description>Notizie in movimento</description>
	<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 12:10:59 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.6</generator>
	<language>it</language>
		<!-- podcast_generator="podPress/8.5" -->
		<copyright>&#xA9; </copyright>
		<managingEditor>web@amisnet.org ()</managingEditor>
		<webMaster>web@amisnet.org</webMaster>
		<category></category>
		<ttl>1440</ttl>
		<itunes:keywords></itunes:keywords>
		<itunes:subtitle></itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Notizie in movimento</itunes:summary>
		<itunes:author></itunes:author>
		<itunes:category text="Society &amp; Culture"/>
		<itunes:owner>
			<itunes:name></itunes:name>
			<itunes:email>web@amisnet.org</itunes:email>
		</itunes:owner>
		<itunes:block>No</itunes:block>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:image href="http://radiocarta.amisnet.org/feedimg/carta-144.jpg" />
		<image>
			<url>http://radiocarta.amisnet.org/feedimg/carta-144.jpg</url>
			<title>Radio Carta</title>
			<link>http://radiocarta.amisnet.org</link>
			<width>144</width>
			<height>144</height>
		</image>
		<item>
		<title>Viaggio senza tempo</title>
		<link>http://radiocarta.amisnet.org/2008/viaggio-senza-tempo</link>
		<comments>http://radiocarta.amisnet.org/2008/viaggio-senza-tempo#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2008 13:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Radio Carta V (2008)]]></category>

		<category><![CDATA[africa]]></category>

		<category><![CDATA[eritrea]]></category>

		<category><![CDATA[italia]]></category>

		<category><![CDATA[migranti]]></category>

		<category><![CDATA[radio cartoline]]></category>

		<category><![CDATA[tempo]]></category>

		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://radiocarta.amisnet.org/2008/viaggio-senza-tempo</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;ultima puntata di Radio Carta racconta un viaggio, il viaggio che affrontano migliaia di persone dall&#8217;Eritrea fino all&#8217;Italia. La redazione di Radio Carta vi da appuntamento a prestissimo con il nuovo formato, Radio Cartoline.
Ospiti della puntata:
Mussie Zerai, ass.Habesha
Migrante dal Cpt libico (la testimonianza è stata raccolta da Fortresse Europe)
Romeo Cavallin ( In un&#8217;intervista del 28 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultima puntata di Radio Carta racconta un viaggio, il viaggio che affrontano migliaia di persone dall&#8217;Eritrea fino all&#8217;Italia. La redazione di Radio Carta vi da appuntamento a prestissimo con il nuovo formato, Radio Cartoline.</p>
<p>Ospiti della puntata:<br />
Mussie Zerai, ass.Habesha<br />
Migrante dal Cpt libico (la testimonianza è stata raccolta da Fortresse Europe)<br />
Romeo Cavallin ( In un&#8217;intervista del 28 ottobre 2004, Cavviln allora, vice comandante della Guardia di Finanza a Lampedusa, è stato intervistato dal giornalista Roman Herzog)<span id="more-371"></span></p>
<p>Il primo ostacolo si incontra  al confine con il Sudan. Qui l&#8217;esercito ha l&#8217;ordine di sparare a chi attraversa la frontiera. Poi il difficile soggiorno in Sudan, il deserto, le carceri in Libia e alla fine la traversata del mediterraneo. Dall&#8217;Eritrea alla &#8220;fortezza Europa&#8221;, un lungo viaggio raccontato da Mussie Zerai, presidente dell&#8217;associazione Habesha</p>
<p>Mussie Zerai, dell’associazione Habesha, è a Roma dal 1992. Quando è arrivato in Italia dal suo paese, l’Eritrea, possedeva un visto regolare e il viaggio lo ha fatto a bordo di un aereo.</p>
<p>Oggi, ci racconta Mussie, qualsiasi eritreo che vuole raggiungere l’Europa deve prima di tutto attraversare la frontiera tra Eritrea e Sudan. &lt;La legge che vige in Eritrea dice che chiunque al di sotto di 50 anni per gli uomini e 40 anni per le donne non può lasciare il paese, per cui si è costretti a fuggire di nascosto, spesso corrompendo le guardie per non essere fcilati, perchè l’ordine del governo è quello di sparare a chi tenta di superare la frontiera&gt;, dice Mussie.</p>
<p>Una volta in Sudan, gli eritrei si ritrovano spesso abbandonati a se stessi, l’unica cosa su ui possono contare è la solidarietà, nella speranza che chi è partito prima di loro li ospiti sotto un tetto così da raccimolare qualche soldo per continuare il viaggio. Spesso il governo sudanese, di concerto con quello eritreo, organizza delle retate per rimpatriare i migranti. Le persone in Sudan non si sentono sicure e sono incentivate a proseguire il viaggio verso Nord. &lt;Se ci fossero la possibilità di presentare la richiesta d’asilo in Sudan, con un programma di rinsediamento nei paesi europei, tanti rischi si eviterebbero&gt;, continua Mussie.</p>
<p>Dopo il Sudan, l’ostacolo successivo è il deserto. Un’insidia gigante, &lt;spesso c’è una vendita dei migranti. Paghi per andare dal Sudan alla prima città che si incontra, Cufra per esempio, però poi a metà strada l’autista che hao pagato ti fa scendere e tu dovrai pagare di nuovo a un secondo autista, se non hai i soldi rimani lì, nel deserto&gt;. Molti di loro vengono presi dai militari e trattenuti in una delle 21 carceri della Libia, finanziate anche dal governo italiano, dopo essere stati ripuliti di tutto quello che hanno. Anche qui si conta sulla solidarietà di parenti e amici per farsi finanziare la liberazione e il proseguo del viaggio, cioè la traversata del Mediterraneo.</p>
<p>La traversata del Mediterraneo, l&#8217;unica parte del percorso dei migranti africani di cui parlano i media e i giornali italiani, è solo un altro ostacolo a cui ne hanno preceduti tanti altri.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://radiocarta.amisnet.org/2008/viaggio-senza-tempo/feed</wfw:commentRss>
			<enclosure url="http://radiocarta.amisnet.org/files/2008/02/20080214_radiocarta17.mp3" length="29856916" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>31:06</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>L'ultima puntata di Radio Carta racconta un viaggio, il viaggio che affrontano migliaia di persone dall'Eritrea fino all'Italia. La redazione di Radio Carta vi da ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>L'ultima puntata di Radio Carta racconta un viaggio, il viaggio che affrontano migliaia di persone dall'Eritrea fino all'Italia. La redazione di Radio Carta vi da appuntamento a prestissimo con il nuovo formato, Radio Cartoline.

Ospiti della puntata:
Mussie Zerai, ass.Habesha
Migrante dal Cpt libico (la testimonianza egrave; stata raccolta da Fortresse Europe)
Romeo Cavallin ( In un'intervista del 28 ottobre 2004, Cavviln allora, vice comandante della Guardia di Finanza a Lampedusa, egrave; stato intervistato dal giornalista Roman Herzog)

Il primo ostacolo si incontra  al confine con il Sudan. Qui l'esercito ha l'ordine di sparare a chi attraversa la frontiera. Poi il difficile soggiorno in Sudan, il deserto, le carceri in Libia e alla fine la traversata del mediterraneo. Dall'Eritrea alla "fortezza Europa", un lungo viaggio raccontato da Mussie Zerai, presidente dell'associazione Habesha

Mussie Zerai, dellrsquo;associazione Habesha, egrave; a Roma dal 1992. Quando egrave; arrivato in Italia dal suo paese, lrsquo;Eritrea, possedeva un visto regolare e il viaggio lo ha fatto a bordo di un aereo.

Oggi, ci racconta Mussie, qualsiasi eritreo che vuole raggiungere lrsquo;Europa deve prima di tutto attraversare la frontiera tra Eritrea e Sudan. #60;La legge che vige in Eritrea dice che chiunque al di sotto di 50 anni per gli uomini e 40 anni per le donne non puograve; lasciare il paese, per cui si egrave; costretti a fuggire di nascosto, spesso corrompendo le guardie per non essere fcilati, perchegrave; lrsquo;ordine del governo egrave; quello di sparare a chi tenta di superare la frontiera#62;, dice Mussie.

Una volta in Sudan, gli eritrei si ritrovano spesso abbandonati a se stessi, lrsquo;unica cosa su ui possono contare egrave; la solidarietagrave;, nella speranza che chi egrave; partito prima di loro li ospiti sotto un tetto cosigrave; da raccimolare qualche soldo per continuare il viaggio. Spesso il governo sudanese, di concerto con quello eritreo, organizza delle retate per rimpatriare i migranti. Le persone in Sudan non si sentono sicure e sono incentivate a proseguire il viaggio verso Nord. #60;Se ci fossero la possibilitagrave; di presentare la richiesta drsquo;asilo in Sudan, con un programma di rinsediamento nei paesi europei, tanti rischi si eviterebbero#62;, continua Mussie.

Dopo il Sudan, lrsquo;ostacolo successivo egrave; il deserto. Unrsquo;insidia gigante, #60;spesso crsquo;egrave; una vendita dei migranti. Paghi per andare dal Sudan alla prima cittagrave; che si incontra, Cufra per esempio, perograve; poi a metagrave; strada lrsquo;autista che hao pagato ti fa scendere e tu dovrai pagare di nuovo a un secondo autista, se non hai i soldi rimani ligrave;, nel deserto#62;. Molti di loro vengono presi dai militari e trattenuti in una delle 21 carceri della Libia, finanziate anche dal governo italiano, dopo essere stati ripuliti di tutto quello che hanno. Anche qui si conta sulla solidarietagrave; di parenti e amici per farsi finanziare la liberazione e il proseguo del viaggio, cioegrave; la traversata del Mediterraneo.

La traversata del Mediterraneo, l'unica parte del percorso dei migranti africani di cui parlano i media e i giornali italiani, egrave; solo un altro ostacolo a cui ne hanno preceduti tanti altri.</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Radio,Carta,V,(2008)</itunes:keywords>
		<itunes:author>web@amisnet.org</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Liberi dentro</title>
		<link>http://radiocarta.amisnet.org/2008/liberi-dentro</link>
		<comments>http://radiocarta.amisnet.org/2008/liberi-dentro#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 17:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Radio Carta V (2008)]]></category>

		<category><![CDATA[arte]]></category>

		<category><![CDATA[carcere]]></category>

		<category><![CDATA[Genet]]></category>

		<category><![CDATA[giovane criminale]]></category>

		<category><![CDATA[liberi]]></category>

		<category><![CDATA[presi per caso]]></category>

		<category><![CDATA[teatro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://radiocarta.amisnet.org/2008/liberi-dentro</guid>
		<description><![CDATA[C’è chi, pur chiuso dentro a un carcere, continua a sentirsi libero dentro, e esprime la sua libertà attraverso l’arte. In questa puntata di Radio Carta, la penultima della stagione prima di partire con un nuovo formato di storie dal mondo,  vogliamo parlarvi proprio di questo tipo di arte, l’arte che nasce e si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è chi, pur chiuso dentro a un carcere, continua a sentirsi libero dentro, e esprime la sua libertà attraverso l’arte. In questa puntata di Radio Carta, la penultima della stagione prima di partire con un nuovo formato di storie dal mondo,  vogliamo parlarvi proprio di questo tipo di arte, l’arte che nasce e si crea tra le quattro mura di un istituto di detenzione.</p>
<p>Ospiti della puntata:</p>
<p>Fabio Cavalli, direttore artistico di “Carcere e teatro”</p>
<p>Sasà Striano, attore teatrale</p>
<p>Rudi Maltese, Banco del mutuo soccorso</p>
<p>Khaldoun ha interpretato il protagonista del testo di Jean Genet: “Giovane criminale”</p>
<p>La colonna sonora della puntata è dei Presi per Caso</p>
<p>Tra tutte le iniziative che esistono, e sono tante, dai laboratori di scrittura creativa, a quelli di arti pittoriche e di artigianato, noi abbiamo deciso di presentarvene una in particolare. E’ la rassegna “Teatro e carcere”, proprio in questi giorni in scena al teatro Eliseo di Roma.</p>
<p>“L’obiettivo della rassegna è duplice”, ci ha raccontato il direttore artistico, Fabio Cavalli, “da una parta far conoscere la realtà del carcere al mondo e dall’altro portare il mondo di fuori dentro; portando le compagnie teatrali che esistono in quasi tutte le carceri italiane, scegliendo le più qualificate e dandogli l’occasione di andare in scena in diversi teatri italiani”.</p>
<p>La rassegna ha debuttato con un monologo interpretato da Sasà Striano, un giovane ex-detenuto napoletano, si tratta del giovane criminale, un opera di Jean Genet, del 1948, scritta per la radio francese ma che le emittenti non trasmisero mai. Su quella censura lo stesso Genet scrisse queste righe:</p>
<p><em>La Radio francese mi aveva offerto una delle sue trasmissioni dette &#8220;Carte Blanche&#8221;. Ho accettato con l&#8217;intenzione di parlare dei giovani criminali. Il mio testo, che in un primo tempo era stato accettato, è stato ora respinto. Più che fierezza ne sento una certa vergogna. Avrei voluto far ascoltare la voce del criminale. E non il suo lamento, ma il suo canto di gloria. Me lo impedisce un&#8217;inutile ansia di essere sincero, ma di essere sincero non tanto per l&#8217;esattezza dei fatti quanto per fedeltà a quei toni un po&#8217; rochi che soli potevano esprimere la mia emozione, la mia verità, l&#8217;emozione e la verità dei miei amici. I giornali si erano già stupiti che un teatro fosse stato messo a disposizione di uno scassinatore - e di un omosessuale. Quindi non posso parlare davanti ai microfoni nazionali. Ripeto che ne provo vergogna. Sarei comunque rimasto nel buio ma sul limitare della luce e indietreggio nelle tenebre da cui ho fatto tanti sforzi per strapparmi.<br />
Il discorso che leggerete era stato scritto per essere ascoltato. Lo pubblico ugualmente ma senza la speranza di essere letto da quelli che amo.</em></p>
<p>Genet il carcere lo aveva vissuto e in quell’opera indagava nel fondo dell’essere criminali, un testo irriverente di cui vogliamo riproporvi uno dei passaggi, forse più, significativi:</p>
<p>“Se la vostra è un&#8217;anima bassa, allora chiamate pure incoscienza il movente che porta al delitto o al crimine un ragazzo di quindici anni, io a quel movente do un altro nome. Perché ci vuole una bella faccia tosta, un bel coraggio per opporsi ad una società così forte, alle istituzioni più severe, a leggi protette da una polizia la cui forza risiede tanto nel timore, favoloso, mitologico, informe che causa nell&#8217;animo dei ragazzi, quanto nella sua organizzazione.<br />
Ciò che li porta al crimine è il sentimento romanzesco, cioè la proiezione di sé nella più magnifica, nella più audace, insomma nella più pericolosa delle esistenze. Traduco per loro perché hanno il diritto di usare un linguaggio che li aiuti ad avventurarsi&#8230; Dove? Non lo so. Non lo sanno neanche loro, anche se la loro fantasticheria vuole essere precisa, ma lontano dalle vostre case. E mi chiedo se voi non li perseguitate anche per dispetto, perché vi disprezzano e vi abbandonano. Oggi, poiché è stato permesso, grazie a non so quale errore, ad un poeta che fu dei loro, di parlare a questo microfono, voglio ripetere ancora una volta la mia tenerezza per questi ragazzini spietati. Non mi faccio illusioni. Parlo nel vuoto e nel buio, tuttavia, magari soltanto per me, voglio ancora insultare coloro che insultano”.</p>
<p>Anche i Presi per caso, che, ricordiamolo, hanno fatto da colonna sonora a questa puntata, fanno teatro. “Facciamo teatro e suoniamo rock” dicono. “Raccontiamo storie che parlano di carcere. E lo facciamo col sorriso. Perché, spesso, ridendo si riflette meglio”.</p>
<p>Noi abbiamo parlato con Rodolfo Maltese, dei Banco del mutuo soccorso, che ha collaborato più volte con i Presi per caso. “I Presi per caso hanno un linguaggio forte, sono molto spontanei, insieme abbiamo passato dei momenti belli”.</p>
<p>Ricordiamo che questa sarà la penultima puntata di Radio Carta, dal 21 febbraio potrete ascoltare sempre sulle stesse frequenze il nuovo formato sempre a cura della redazione di Amisnet si chiamerà radio cartoline e racconterà storie e pezzi di vita dal mondo, iniziando da un ciclo di corrispondenze provenienti dall’Africa, più precisamente dal Burkina Faso.</p>
<p>Sperando che il prossimo formato vi soddisfarà come questo, e più di questo…. appuntamento alla prossima settimana per l’ultima puntata di Radio Carta……</p>
<p><span id="more-368"></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://radiocarta.amisnet.org/2008/liberi-dentro/feed</wfw:commentRss>
			<enclosure url="http://radiocarta.amisnet.org/files/2008/02/20080207_raca16.mp3" length="28792372" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>30:00</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>Crsquo;egrave; chi, pur chiuso dentro a un carcere, continua a sentirsi libero dentro, e esprime la sua libertagrave; attraverso lrsquo;arte. In questa puntata di Radio ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary></itunes:summary>
		<itunes:keywords>Radio,Carta,V,(2008)</itunes:keywords>
		<itunes:author>web@amisnet.org</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Truffe di acqua</title>
		<link>http://radiocarta.amisnet.org/2008/truffe-di-acqua</link>
		<comments>http://radiocarta.amisnet.org/2008/truffe-di-acqua#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Jan 2008 10:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Radio Carta V (2008)]]></category>

		<category><![CDATA[acea]]></category>

		<category><![CDATA[acqua]]></category>

		<category><![CDATA[acqualatina]]></category>

		<category><![CDATA[appalti truccati]]></category>

		<category><![CDATA[ato]]></category>

		<category><![CDATA[moratoria]]></category>

		<category><![CDATA[privatizzazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://radiocarta.amisnet.org/2008/truffe-di-acqua</guid>
		<description><![CDATA[In questa puntata ritorniamo a parlare di un tema a noi molto caro, la questione dell’acqua, un bene pubblico, il bene comune più prezioso, che ormai da anni nel nostro paese viene gestito attraverso sistemi particolari, società misto pubbliche private dove i privati traggono i guadagni e prendono le decisioni e il pubblico ci mette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa puntata ritorniamo a parlare di un tema a noi molto caro, la questione dell’acqua, un bene pubblico, il bene comune più prezioso, che ormai da anni nel nostro paese viene gestito attraverso sistemi particolari, società misto pubbliche private dove i privati traggono i guadagni e prendono le decisioni e il pubblico ci mette i soldi. In questi giorni sta riempiendo le cronache dei giornali il caso di Acqualatina, la società che gestisce i servizi idrici nella provincia di latina, sette dirigenti sono finiti agli arresti domiciliari per diversi reati come cercheremo di spiegare nel corso della puntata, ma vedremo anche che il meccanismo messo in piedi da Acqualatina si ripete con dinamiche molto simili in altre regioni di Italia.<span id="more-364"></span></p>
<p>Ospiti della puntata:</p>
<p>Andrea Pellegrino, giornalista</p>
<p>Enzo Vitalesta, associazione Yaku</p>
<p>Marco Bersani, Forum dei movimenti per l’acqua</p>
<p>Acqualatina spa, la società che gestisce il servizio idrico a Latina e provincia, pochi giorni fa ha subito l’arresto di alcuni dei suoi più alti dirigenti. Le ipotesi di reato sono quelle di associazione a delinquere, truffa aggravata, falso ideologico e abuso d’ufficio. Un’ indagine partita nel 2002 che si è risolta con sei arresti nel 2008. Il business dell’acqua è un business sicuro. Se ci sono delle perdite, chi ci mette i soldi sono i cittadini dei Comuni, a suon di aumenti di bollette.</p>
<p>Acqualatina è una società mista pubblica privata, pubblica al 51% e privata al 49%, una società che gestisce l’Ato 4 la provincia di Latina, più due comuni di Roma, Anzio e Nettuno. All’interni di queste società dato il carattere pubblico, le gara d’appalto dovrebbero essere di evidenza pubblica, trasparenti per tutti i cittadini, ma i proprietari della quota privata di Acqualatina, Veolia, Siba, Enel Hydro, affidavano “in house”, cioè a sé stessi, alcuni appalti, come quelli per i depuratori o i sistemi informatici. Saltando tutte le gare d’appalto che dovrebbero essere fatte.</p>
<p>I magistrati hanno analizzato decine e decine di appalti, individuando mail e telefonate che mettevano in luce questi affidamenti “in house”. In alcune e-mail intercettate i pm della procura di Latina dei manager emerge che la parte pubblica, pur avendo la maggioranza, non decide nulla, da solo le garanzie politiche. La multinazionale Suez, che ha l’8% delle quote Acea, può nominare due dirigenti all’interno del consiglio di amministrazione, che è composto da nove consiglieri.</p>
<p>Tra i consiglieri di amministrazione di Acqualatina arrestati c’è Raimondo Luigi Besson. Besson è anche amministratore delegato di Sorical spa, società che gestisce il servizio idrico in Calabria, il 75% delle quote della Sorical appartengono a Veolia, uno dei soci di parte privata di Acqualatina. Non solo.  Besson è consigliere di amministrazione di Acea Ato2, gestore del servizio idrico nell’Ato2.</p>
<p>Il coordinamento romano acqua pubblica, dati i recenti eventi giudiziari relativi ad Acqualatina spa, ha chiesto  le immediate dimissioni del consigliere di amministrazione di Acea Ato 2, Raimondo Besson. in quanto risultano venuti meno quegli elementi di legalità e trasparenza necessari ad una corretta interpretazione della carica da lui ricoperta.</p>
<p>Attualmente ACEA,  è presente in quattordici diversi ATO attraverso partecipazioni dirette e indirette nei soggetti gestori, distribuiti in prevalenza nell’Italia centrale; quotata in borsa, è il primo operatore nazionale nel mercato dei servizi idrici  ; è partecipata per l’ 8,5 % di capitale dalla  SUEZ Environnement, la seconda grande multinazionale dell’acqua, francese che ha deciso di entrare in ACEA proprio per la sua “aggressività” nella penetrazione nel mercato del servizio idrico in Italia.<br />
<!--[if !supportLineBreakNewLine]--><br />
<!--[endif]-->Acea fa parte di Umbria Acque SPA (attraverso CREA) per il 40% circa, dopo l’unica gara di affidamento che si è svolta lo scorso 2007 Attualmente ACEA,  è presente in quattordici diversi ATO attraverso partecipazioni dirette e indirette nei soggetti gestori, distribuiti in prevalenza nell’Italia centrale; quotata in borsa, è il primo operatore nazionale nel mercato dei servizi idrici  ; è partecipata per l’ 8,5 % di capitale dalla  SUEZ Environnement, la seconda grande multinazionale dell’acqua, francese che ha deciso di entrare in ACEA proprio per la sua “aggressività” nella penetrazione nel mercato del servizio idrico in Italia.</p>
<p>Il 22 novembre del 2007,  per violazione dell’articolo 81 del trattato dell’Unione Europea, una sentenza dell’antitrust ha condannato ACEA al pagamento di una multa di 8 milioni e 300 mila euro e SUEZ Environnement a 3 milioni di euro in merito alla partecipazione al bando di concorso vinto per la gestione dell’ATO 3 in Toscana.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://radiocarta.amisnet.org/2008/truffe-di-acqua/feed</wfw:commentRss>
			<enclosure url="http://radiocarta.amisnet.org/files/2008/01/raca15ok.mp3" length="30618854" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>31:54</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>In questa puntata ritorniamo a parlare di un tema a noi molto caro, la questione dellrsquo;acqua, un bene pubblico, il bene comune piugrave; prezioso, che ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>In questa puntata ritorniamo a parlare di un tema a noi molto caro, la questione dellrsquo;acqua, un bene pubblico, il bene comune piugrave; prezioso, che ormai da anni nel nostro paese viene gestito attraverso sistemi particolari, societagrave; misto pubbliche private dove i privati traggono i guadagni e prendono le decisioni e il pubblico ci mette i soldi. In questi giorni sta riempiendo le cronache dei giornali il caso di Acqualatina, la societagrave; che gestisce i servizi idrici nella provincia di latina, sette dirigenti sono finiti agli arresti domiciliari per diversi reati come cercheremo di spiegare nel corso della puntata, ma vedremo anche che il meccanismo messo in piedi da Acqualatina si ripete con dinamiche molto simili in altre regioni di Italia.

Ospiti della puntata:

Andrea Pellegrino, giornalista

Enzo Vitalesta, associazione Yaku

Marco Bersani, Forum dei movimenti per lrsquo;acqua

Acqualatina spa, la societagrave; che gestisce il servizio idrico a Latina e provincia, pochi giorni fa ha subito lrsquo;arresto di alcuni dei suoi piugrave; alti dirigenti. Le ipotesi di reato sono quelle di associazione a delinquere, truffa aggravata, falso ideologico e abuso drsquo;ufficio. Unrsquo; indagine partita nel 2002 che si egrave; risolta con sei arresti nel 2008. Il business dellrsquo;acqua egrave; un business sicuro. Se ci sono delle perdite, chi ci mette i soldi sono i cittadini dei Comuni, a suon di aumenti di bollette.

Acqualatina egrave; una societagrave; mista pubblica privata, pubblica al 51% e privata al 49%, una societagrave; che gestisce lrsquo;Ato 4 la provincia di Latina, piugrave; due comuni di Roma, Anzio e Nettuno. Allrsquo;interni di queste societagrave; dato il carattere pubblico, le gara drsquo;appalto dovrebbero essere di evidenza pubblica, trasparenti per tutti i cittadini, ma i proprietari della quota privata di Acqualatina, Veolia, Siba, Enel Hydro, affidavano ldquo;in houserdquo;, cioegrave; a seacute; stessi, alcuni appalti, come quelli per i depuratori o i sistemi informatici. Saltando tutte le gare drsquo;appalto che dovrebbero essere fatte.

I magistrati hanno analizzato decine e decine di appalti, individuando mail e telefonate che mettevano in luce questi affidamenti ldquo;in houserdquo;. In alcune e-mail intercettate i pm della procura di Latina dei manager emerge che la parte pubblica, pur avendo la maggioranza, non decide nulla, da solo le garanzie politiche. La multinazionale Suez, che ha lrsquo;8% delle quote Acea, puograve; nominare due dirigenti allrsquo;interno del consiglio di amministrazione, che egrave; composto da nove consiglieri.

Tra i consiglieri di amministrazione di Acqualatina arrestati crsquo;egrave; Raimondo Luigi Besson. Besson egrave; anche amministratore delegato di Sorical spa, societagrave; che gestisce il servizio idrico in Calabria, il 75% delle quote della Sorical appartengono a Veolia, uno dei soci di parte privata di Acqualatina. Non solo.  Besson egrave; consigliere di amministrazione di Acea Ato2, gestore del servizio idrico nellrsquo;Ato2.

Il coordinamento romano acqua pubblica, dati i recenti eventi giudiziari relativi ad Acqualatina spa, ha chiesto  le immediate dimissioni del consigliere di amministrazione di Acea Ato 2, Raimondo Besson. in quanto risultano venuti meno quegli elementi di legalitagrave; e trasparenza necessari ad una corretta interpretazione della carica da lui ricoperta.

Attualmente ACEA,  egrave; presente in quattordici diversi ATO attraverso partecipazioni dirette e indirette nei soggetti gestori, distribuiti in prevalenza nellrsquo;Italia centrale; quotata in borsa, egrave; il primo operatore nazionale nel mercato dei servizi idrici  ; egrave; partecipata per lrsquo; 8,5 % di capitale dalla  SUEZ Environnement, la seconda grande multinazionale dellrsquo;acqua, francese che ha deciso di entrare in ACEA proprio per la sua ldquo;aggressivitagrave;rdquo; nella penetrazione nel mercato del servizio idrico in Ital...</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Radio,Carta,V,(2008)</itunes:keywords>
		<itunes:author>web@amisnet.org</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Hotel Africa - Uscita Romanina G.R.A. Roma Est</title>
		<link>http://radiocarta.amisnet.org/2008/hotel-africa-uscita-romanina-gra-roma-est</link>
		<comments>http://radiocarta.amisnet.org/2008/hotel-africa-uscita-romanina-gra-roma-est#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2008 18:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Radio Carta V (2008)]]></category>

		<category><![CDATA[africa]]></category>

		<category><![CDATA[impronte digitali]]></category>

		<category><![CDATA[municipio X]]></category>

		<category><![CDATA[rifiugiati politici]]></category>

		<category><![CDATA[Romanina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://radiocarta.amisnet.org/2008/hotel-africa-uscita-romanina-gra-roma-est</guid>
		<description><![CDATA[ Tor Vergata è la seconda università di Roma, un piccolo mondo a se stante all&#8217;altezza dell&#8217;uscita Romanina, sul raccordo anulare. Una giungla di vetro e cemento, c&#8217;è l&#8217;Ikea, l&#8217;università e qualche ufficio. In uno dei palazzoni dell&#8217;università, alto sette piani, imponente in lungo e in largo, vivono da due anni centinaia di persone.
Ospiti della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Tor Vergata è la seconda università di Roma, un piccolo mondo a se stante all&#8217;altezza dell&#8217;uscita Romanina, sul raccordo anulare. Una giungla di vetro e cemento, c&#8217;è l&#8217;Ikea, l&#8217;università e qualche ufficio. In uno dei palazzoni dell&#8217;università, alto sette piani, imponente in lungo e in largo, vivono da due anni centinaia di persone.</p>
<p>Ospiti della puntata:Emanuele, Michele, Lucia, abitanti del palazzo alla Romanina<br />
Mussie Zerai, ass. Habesha</p>
<p>Non è quantificabile il numero esatto, saranno 600, forse 700. Dentro alle aule contrassegnate da etichette di alluminio con su scritto letteratura italiana, storia medievale, storia contemporanea, gli abitanti dell&#8217;ex palazzo dell&#8217;università si sono inventati la propria casa. Ai primi piani gli ultimi arrivati, sistemati alla bella e meglio su letti di fortuna, venti trenta per ogni aula, agli ultimi piani chi è arrivato da più tempo, e che ha avuto modo di costruirsi dei mini appartamenti.</p>
<p>Sono tutti africani, e tutti rifugiati politici. vengono dall&#8217;Eritrea, dall&#8217;Etiopia, dalla Somalia, dal Sudan. ognuno di loro ha una storia diversa alle spalle, ma una parte del loro percorso di vita li accomuna: è l&#8217;arrivo in Italia e l’accoglienza italiana. Quasi tutti sono arrivati con una barca, hanno attraversato il mediterraneo e sono sbarcati in Sicilia, qui dopo una permanenza di qualche settimana nei centri di permanenza siciliani si sono spostati a Roma.</p>
<p>Molti di loro, appena arrivati, sono venuti a vivere qui, in questo ex istituto universitario del municipio X di Roma . Mussie Zerai, dell’associazione Habesha, ci ha raccontato come è iniziata la storia di questo palazzo.</p>
<p>Circa un mese fa al secondo piano è scoppiato un incendio. Un incidente. I vigili del fuoco sono arrivati dopo cinque ore, quando le fiamme erano gia state spente. Fortunatamente, nessuno è rimasto ferito. Il Comune ha colto la palla al balzo: “non c&#8217;è sicurezza là dentro, meglio staccare la corrente elettrica”. Così oggi si vive senza luce. c&#8217;è solo l&#8217;impianto di emergenza, a cui tutti tirano con prolunghe chilometriche, ovviamente la corrente è insufficiente, e anche l&#8217;impianto di emergenza salta ogni minuto.</p>
<p>E&#8217; una prassi ormai consolidata questa del comune, quando dal Gabinetto si decide di porre fine a una occupazione, si cominciano a uno a uno a staccare i servizi di base. Prima l’ acqua calda, poi la luce, poi l&#8217;acqua corrente.</p>
<p>Parliamo con Emanuele, Sofia, Michele, Lucia, si presentano con nomi italiani e in effetti parte di loro ha sangue italiano che gli scorre nelle vene. Sono etiopi e eritrei,  paesi che per decenni sono stati colonie d’ Italia, e hanno padri, madri, nonni italiani. Quando vivevano nella loro patria andavano al cinema Roma, mangiavano spaghetti nei ristoranti, hanno imparato da artigiani nostrani l&#8217;arte del cesellare, della muratura e della falegnameria.</p>
<p>La storia è strana, ora loro sono in Italia e vivono una vita non vita, sono rifugiati politici ma lo stato italiano non gli rilascia i documenti, perciò non riescono a trovare lavoro, e non riescono a trovare neanche una casa. Loro dicono di fare una vita peggio di quella dei cani.</p>
<p>Sembra tutta una grande trappola. Una volta arrivati in Italia, lo Stato ha registrato le loro impronte digitali. In base agli accordi di Berlino, una persona registrata in un paese europeo non può spostarsi in un altro paese. Chi ci prova, viene immediatamente respinta nella nazione in cui sono state registrate le impronte.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://radiocarta.amisnet.org/2008/hotel-africa-uscita-romanina-gra-roma-est/feed</wfw:commentRss>
			<enclosure url="http://radiocarta.amisnet.org/files/2008/01/radiocarta14ok.mp3" length="28865099" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>30:04</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>Tor Vergata egrave; la seconda universitagrave; di Roma, un piccolo mondo a se stante all'altezza dell'uscita Romanina, sul raccordo anulare. Una giungla di vetro ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Tor Vergata egrave; la seconda universitagrave; di Roma, un piccolo mondo a se stante all'altezza dell'uscita Romanina, sul raccordo anulare. Una giungla di vetro e cemento, c'egrave; l'Ikea, l'universitagrave; e qualche ufficio. In uno dei palazzoni dell'universitagrave;, alto sette piani, imponente in lungo e in largo, vivono da due anni centinaia di persone.

Ospiti della puntata:Emanuele, Michele, Lucia, abitanti del palazzo alla Romanina
Mussie Zerai, ass. Habesha

Non egrave; quantificabile il numero esatto, saranno 600, forse 700. Dentro alle aule contrassegnate da etichette di alluminio con su scritto letteratura italiana, storia medievale, storia contemporanea, gli abitanti dell'ex palazzo dell'universitagrave; si sono inventati la propria casa. Ai primi piani gli ultimi arrivati, sistemati alla bella e meglio su letti di fortuna, venti trenta per ogni aula, agli ultimi piani chi egrave; arrivato da piugrave; tempo, e che ha avuto modo di costruirsi dei mini appartamenti.

Sono tutti africani, e tutti rifugiati politici. vengono dall'Eritrea, dall'Etiopia, dalla Somalia, dal Sudan. ognuno di loro ha una storia diversa alle spalle, ma una parte del loro percorso di vita li accomuna: egrave; l'arrivo in Italia e lrsquo;accoglienza italiana. Quasi tutti sono arrivati con una barca, hanno attraversato il mediterraneo e sono sbarcati in Sicilia, qui dopo una permanenza di qualche settimana nei centri di permanenza siciliani si sono spostati a Roma.

Molti di loro, appena arrivati, sono venuti a vivere qui, in questo ex istituto universitario del municipio X di Roma . Mussie Zerai, dellrsquo;associazione Habesha, ci ha raccontato come egrave; iniziata la storia di questo palazzo.

Circa un mese fa al secondo piano egrave; scoppiato un incendio. Un incidente. I vigili del fuoco sono arrivati dopo cinque ore, quando le fiamme erano gia state spente. Fortunatamente, nessuno egrave; rimasto ferito. Il Comune ha colto la palla al balzo: ldquo;non c'egrave; sicurezza lagrave; dentro, meglio staccare la corrente elettricardquo;. Cosigrave; oggi si vive senza luce. c'egrave; solo l'impianto di emergenza, a cui tutti tirano con prolunghe chilometriche, ovviamente la corrente egrave; insufficiente, e anche l'impianto di emergenza salta ogni minuto.

E' una prassi ormai consolidata questa del comune, quando dal Gabinetto si decide di porre fine a una occupazione, si cominciano a uno a uno a staccare i servizi di base. Prima lrsquo; acqua calda, poi la luce, poi l'acqua corrente.

Parliamo con Emanuele, Sofia, Michele, Lucia, si presentano con nomi italiani e in effetti parte di loro ha sangue italiano che gli scorre nelle vene. Sono etiopi e eritrei,  paesi che per decenni sono stati colonie drsquo; Italia, e hanno padri, madri, nonni italiani. Quando vivevano nella loro patria andavano al cinema Roma, mangiavano spaghetti nei ristoranti, hanno imparato da artigiani nostrani l'arte del cesellare, della muratura e della falegnameria.

La storia egrave; strana, ora loro sono in Italia e vivono una vita non vita, sono rifugiati politici ma lo stato italiano non gli rilascia i documenti, perciograve; non riescono a trovare lavoro, e non riescono a trovare neanche una casa. Loro dicono di fare una vita peggio di quella dei cani.

Sembra tutta una grande trappola. Una volta arrivati in Italia, lo Stato ha registrato le loro impronte digitali. In base agli accordi di Berlino, una persona registrata in un paese europeo non puograve; spostarsi in un altro paese. Chi ci prova, viene immediatamente respinta nella nazione in cui sono state registrate le impronte.</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Radio,Carta,V,(2008)</itunes:keywords>
		<itunes:author>web@amisnet.org</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Dalla falce al martello</title>
		<link>http://radiocarta.amisnet.org/2008/dalla-falce-al-martello</link>
		<comments>http://radiocarta.amisnet.org/2008/dalla-falce-al-martello#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 18:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Radio Carta V (2008)]]></category>

		<category><![CDATA[bpd]]></category>

		<category><![CDATA[ciriè]]></category>

		<category><![CDATA[cisterna]]></category>

		<category><![CDATA[colleferro]]></category>

		<category><![CDATA[goodyear]]></category>

		<category><![CDATA[ipca]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://radiocarta.amisnet.org/2008/dalla-falce-al-martello</guid>
		<description><![CDATA[Sembra quasi che ci stiamo facendo trasportare dal corso di un fiume in queste ultime puntate di Radio Carta. Le storie, i racconti, le voci ci conducono per un percorso che quasi sembra già scritto, una strada che si costruisce spontanea da sola come un bosco. Dalle storie di migranti, immigrati in Italia e emigrati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra quasi che ci stiamo facendo trasportare dal corso di un fiume in queste ultime puntate di Radio Carta. Le storie, i racconti, le voci ci conducono per un percorso che quasi sembra già scritto, una strada che si costruisce spontanea da sola come un bosco. Dalle storie di migranti, immigrati in Italia e emigrati dall&#8217;Italia, che sono state protagoniste delle ultime settimane, nell&#8217;ultima puntata abbiamo discusso di lavoro: rappresentanza sindacale, condizioni lavorativi, accessibilità al mondo del lavoro, oggi viaggiamo sulle stesse frequenze, continuiamo a parlare di lavoro: lo facciamo raccontando tre storie, tre storie italiane, in tre periodi storici diversi. Storie di fabbriche e operai, di uomini e donne che lasciarono la falce al posto del martello, storie di paesi che il ferro dell&#8217;industria modella, trasforma, crea e distrugge.</p>
<p>Ospiti di questa puntata, in ordine di apparizione la scrittrice Veronica Raimo, il regista Daniele Gaglianone e lo scrittore Christian Raimo.<span id="more-355"></span></p>
<p>1. Le gomme di Cisterna</p>
<p>La storia delle gomme di Cisterna di Latina inizia nel 65, nell&#8217;epoca dell&#8217;industrializzazione dell&#8217;Agro Pontino, in quella zona rurale del basso Lazio che comincia a industrializzarsi. Arrivano le grandi fabbriche americane: la Findus, la Slim e arriva la Goodyear. Uomini maschi cominciano a gravitare in quella zona bonificata, alla Goodyear arrivano operai anche dalle Marche e dall&#8217;Abruzzo, l&#8217;assetto sociale si ribalta, nasce una coscienza collettiva nuova: non ci si sposta più a Roma per andare a lavorare perchè c&#8217;è bisogno di braccia proprio lì in paese. All&#8217;inizio la fabbricaera stata vista come una manna dal cielo, ci racconta Veronica Raimo, scrittrice che ha seguito da vicino il caso della Goodyear di Cisterna, spirito aziendale molto forte, tornei aziendali, operai che vedevano il gran premio che correva su pneumatici Goodyear. Ma negli anni &#8216;80 qualcosa cambia. Un lavoratore si ammala e un operaio cerca di fare luce sulla malattia dell&#8217;operaio, è Agostino Campagna.</p>
<p>Agostino è solo nella sua battaglia, ma al tempo anche il caso di tumore rimane isolato e unnico. L&#8217;operaio riceve una modesta cifra di denaro e l&#8217;avvenimento viene messo a tacere. Dopo 30 anni la fabbrica viene chiusa: i 17000 pneumatici prodotti dalla Goodyear non sono più competitivi. Da un giorno all&#8217;altro gli operai, come tutte le mattine si alzano per andare a lavoro e trovano sui cancelli della fabbrica un comunicato con su scritto &lt;la fabbrica chiude&gt;. era il 99, erano passato trenta anni da quando la Goodyear aveva aperto i battenti a Cisterna, trenta anni, caso strano, è il periodo medio di incubazione del tumore per esposizione a sostanze tossiche.</p>
<p>Le mille famiglie che gravitano intorno all’industria della gomma si ritrovano all’improvviso senza più entrate. gli operai per protesta decidono d’incatenarsi alle sbarre.Durante quei 170 giorni di catene e picchetti fuori dalla fabbrica, uno dopo l’altro cominciano a morire di tumore altri operai. Agostino è in contatto con un avvocato, Mario Battisti, che gli suggerisce di raccogliere le cartelle cliniche di chi ha contratto la malattia per capire se sussistano gli estremi per una denuncia. Agostino bussa porta a porta alle case degli ex-dipendenti Goodyear, e alla fine si ritrova in mano più cartelle di quante avrebbe mai immaginato. appunta tutti i nomi su un’agenda, divisi in due sezioni, chi è deceduto e chi è stato operato. I numeri parlano chiaro: 120 morti e più di 60 operati. La verità comincia a venire a galla, e così anche la coscienza del paese. Ancora oggi i processi sono in corso, e centinaia di famiglie aspettano una risposta da quella che per 30 anni è stata chiamata &lt;mamma Goodyear&gt;.</p>
<p>2. Colori velenosi</p>
<p>&#8220;L´ambiente è altamente nocivo, i reparti di lavorazione sono in pessime condizioni e rendono estremamente gravose le condizione stesse del lavoro. I lavoratori vengono trasformati in autentiche maschere irriconoscibili. Sui loro volti si posa una pasta multicolore, vischiosa, con colori nauseabondi e, a lungo andare, la stessa epidermide assume disgustose colorazioni dove si aggiungono irritazioni esterne&#8221; sono le parole di un testo della Camera del Lavoro di Torino del 1956 nell´ambito dell´inchiesta parlamentare sulle condizioni di lavoro in fabbrica all´IPCA, la fabbrica di colori di Ciriè.</p>
<p>l&#8217;Ipca aveva aperto i battenti nel 1922,di proprietà delle famiglie Ghisotti e Rodano, la fabbrica produceva colori fatti con sostanze come la beta-naftilamina (benzidina) e aniline. Dopo alcuni anni le prime avvisaglie di malesseri da parte degli operai, e poi la terribile malattia: il cancro alla vescica, li chiamavano “pissabrut”, gli urina rosso. Nel 1968, due operai Albino Stella e Benito Franza ci vollero vedere chiaro. Loro che, dopo essersi licenziati, scoprirono che la malattia li stava pian piano uccidendo, armati di taccuino, cominciarono l´indagine nei cimiteri della zona, annotando i nomi di tutti i compagni di lavoro morti. Ne risultarono la bellezza di 134 solo dal 1968 al 1972.</p>
<p>Con la preziosa testimonianza di Franza e stella iniziò così un processo che portò, nel 1977, alla condanna a sei anni di carcere per omicidio colposo i titolari e i dirigenti dell´azienda. Da una ricerca dell´INAIL, le vittime di tumori alla vescica tra gli ex dipendenti dell´IPCA risultarono essere 168. In seguito a questa vicenda e alle mutate condizioni di competitività commerciale, l´IPCA fallì e cessò definitivamente l´attività nell´agosto del 1982. Questo caso di Ciriè fu la pietra miliare che diede il via a nuove legislazioni nell´ambito della sicurezza del lavoro fino ad arrivare alla normativa europea numero 626 o il decreto 25 del 2002 sui rischi chimici.</p>
<p>3. La città sotto terra</p>
<p>51 chilometri da Roma, un fiume, una ferrovia, una pianura. Un luogo perfetto per fondare nel 1912 la BPD, la Bomprini Parodi Delfino, uno stabilimento di produzione di esplosivi industriali e militari, propellenti, polveri e munizioni da caccia e da tiro. e nasce così Colleferro, nel 1935, nasce sul tecnigrafo dell’architetto Morandi e grazie agli incarichi dettati dal senatore e imprenditore Parodi Delfino che insediò la fabbrica negli antichi possedimenti venduti dai Doria-Pamphili. Così le maestranze specializzate nella fabbricazione di materie chimiche ed esplosive , con le famiglie, giunsero da ogni parte d’Italia (in particolare dalle Marche, dalla Toscana, dall’Umbria e dai vicini territori: contadini e pastori da Segni e dagli altri centri dei Monti Lepini). nel 1940, l&#8217;Italia mussoliniana si imbarca nel lampo piu&#8217; lungo della storia. E la fabbrica assume una sua indiscutibile importanza strategica. poi la guerra: Gli addetti della Bpd sono esonerati dai combattimenti: continuano a produrre armi sotto la supervisione dei tedeschi. Poi un giorno il cielo si stria di aerei, iniziano i bombardamenti, : le cave di pozzolana vengono riconvertite in rifugi. Una struttura ipogea, un groviglio di gallerie sotterranee, ogni volta che l&#8217;allarme suona le persone scappano nelle cave.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://radiocarta.amisnet.org/2008/dalla-falce-al-martello/feed</wfw:commentRss>
			<enclosure url="http://radiocarta.amisnet.org/files/2008/01/radiocarta13.mp3" length="12649117" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>26:21</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>Sembra quasi che ci stiamo facendo trasportare dal corso di un fiume in queste ultime puntate di Radio Carta. Le storie, i racconti, le voci ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Sembra quasi che ci stiamo facendo trasportare dal corso di un fiume in queste ultime puntate di Radio Carta. Le storie, i racconti, le voci ci conducono per un percorso che quasi sembra giagrave; scritto, una strada che si costruisce spontanea da sola come un bosco. Dalle storie di migranti, immigrati in Italia e emigrati dall'Italia, che sono state protagoniste delle ultime settimane, nell'ultima puntata abbiamo discusso di lavoro: rappresentanza sindacale, condizioni lavorativi, accessibilitagrave; al mondo del lavoro, oggi viaggiamo sulle stesse frequenze, continuiamo a parlare di lavoro: lo facciamo raccontando tre storie, tre storie italiane, in tre periodi storici diversi. Storie di fabbriche e operai, di uomini e donne che lasciarono la falce al posto del martello, storie di paesi che il ferro dell'industria modella, trasforma, crea e distrugge.

Ospiti di questa puntata, in ordine di apparizione la scrittrice Veronica Raimo, il regista Daniele Gaglianone e lo scrittore Christian Raimo.

1. Le gomme di Cisterna

La storia delle gomme di Cisterna di Latina inizia nel 65, nell'epoca dell'industrializzazione dell'Agro Pontino, in quella zona rurale del basso Lazio che comincia a industrializzarsi. Arrivano le grandi fabbriche americane: la Findus, la Slim e arriva la Goodyear. Uomini maschi cominciano a gravitare in quella zona bonificata, alla Goodyear arrivano operai anche dalle Marche e dall'Abruzzo, l'assetto sociale si ribalta, nasce una coscienza collettiva nuova: non ci si sposta piugrave; a Roma per andare a lavorare perchegrave; c'egrave; bisogno di braccia proprio ligrave; in paese. All'inizio la fabbricaera stata vista come una manna dal cielo, ci racconta Veronica Raimo, scrittrice che ha seguito da vicino il caso della Goodyear di Cisterna, spirito aziendale molto forte, tornei aziendali, operai che vedevano il gran premio che correva su pneumatici Goodyear. Ma negli anni '80 qualcosa cambia. Un lavoratore si ammala e un operaio cerca di fare luce sulla malattia dell'operaio, egrave; Agostino Campagna.

Agostino egrave; solo nella sua battaglia, ma al tempo anche il caso di tumore rimane isolato e unnico. L'operaio riceve una modesta cifra di denaro e l'avvenimento viene messo a tacere. Dopo 30 anni la fabbrica viene chiusa: i 17000 pneumatici prodotti dalla Goodyear non sono piugrave; competitivi. Da un giorno all'altro gli operai, come tutte le mattine si alzano per andare a lavoro e trovano sui cancelli della fabbrica un comunicato con su scritto #60;la fabbrica chiude#62;. era il 99, erano passato trenta anni da quando la Goodyear aveva aperto i battenti a Cisterna, trenta anni, caso strano, egrave; il periodo medio di incubazione del tumore per esposizione a sostanze tossiche.

Le mille famiglie che gravitano intorno allrsquo;industria della gomma si ritrovano allrsquo;improvviso senza piugrave; entrate. gli operai per protesta decidono drsquo;incatenarsi alle sbarre.Durante quei 170 giorni di catene e picchetti fuori dalla fabbrica, uno dopo lrsquo;altro cominciano a morire di tumore altri operai. Agostino egrave; in contatto con un avvocato, Mario Battisti, che gli suggerisce di raccogliere le cartelle cliniche di chi ha contratto la malattia per capire se sussistano gli estremi per una denuncia. Agostino bussa porta a porta alle case degli ex-dipendenti Goodyear, e alla fine si ritrova in mano piugrave; cartelle di quante avrebbe mai immaginato. appunta tutti i nomi su unrsquo;agenda, divisi in due sezioni, chi egrave; deceduto e chi egrave; stato operato. I numeri parlano chiaro: 120 morti e piugrave; di 60 operati. La veritagrave; comincia a venire a galla, e cosigrave; anche la coscienza del paese. Ancora oggi i processi sono in corso, e centinaia di famiglie aspettano una risposta da quella che per 30 anni egrave; stata chiamata #60;mamma Goodyear#62;.

2. Colori velenosi

"Lacute;ambiente egrave; altamente nocivo, i reparti di lavorazione sono in pessime condizioni e rendono estr...</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Radio,Carta,V,(2008)</itunes:keywords>
		<itunes:author>web@amisnet.org</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Migranti nei sindacati: quanta e quale rappresentanza?</title>
		<link>http://radiocarta.amisnet.org/2008/migranti-nei-sindacati-quanta-e-quale-rappresentanza</link>
		<comments>http://radiocarta.amisnet.org/2008/migranti-nei-sindacati-quanta-e-quale-rappresentanza#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 12:36:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Radio Carta V (2008)]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://radiocarta.amisnet.org/2008/migranti-nei-sindacati-quanta-e-quale-rappresentanza</guid>
		<description><![CDATA[Nella prima punata del 2008, torniamo a parlare dei migranti. Affrontiamo la questione &#8220;sicurezza sul lavoro&#8221; dal punto di vista degli stranieri che lavorano in Italia. La democrazia italiana da spazio alla rappresentanza dei migranti nel mondo del lavoro? Quanti migranti militano nei sindacati?
Ospiti della puntata:
Abdou Faye, Alef
Fabrizio Molina, Nessun luogo è lontano
Lanfranco Caminiti, Maleppeggio
Alessandro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella prima punata del 2008, torniamo a parlare dei migranti. Affrontiamo la questione &#8220;sicurezza sul lavoro&#8221; dal punto di vista degli stranieri che lavorano in Italia. La democrazia italiana da spazio alla rappresentanza dei migranti nel mondo del lavoro? Quanti migranti militano nei sindacati?</p>
<p>Ospiti della puntata:</p>
<p>Abdou Faye, Alef</p>
<p>Fabrizio Molina, Nessun luogo è lontano</p>
<p>Lanfranco Caminiti, Maleppeggio</p>
<p>Alessandro Leogrande, Lo Straniero</p>
<p><span id="more-352"></span></p>
<p>Abdou Faye è il vicepresidente dell&#8217;Alef, l&#8217; associazione dei lavoratori emigrati  del Rriuli Venezia Giulia; l&#8217;Alef dal &#8216;99 ha iniziato un progetto di prevenzione sugli infortuni sul lavoro e sulla sicurezza per gli stranieri. Più che agire quando l&#8217;infortunio è già avvenuto, ci si era accorti che era necessario prevenire e creare le basi affinchè gli incidenti fossero evitati. Una volta che il progetto ha preso piede, il materiale informativo di sensibilizzazione sulla conoscenza dei propri diritti sul lavoro è stato tradotto in  12 lingue, e sono stati formati nuovi mediatori per venire incontro al più ampio numero di comunità possibili presenti nella regione. Un melting pot ricchissimo quello in Friuli, dove arrivano migranti dall&#8217; Albania, Romania, Ex-Jugoslavia, e poi dal Ghana, Nigeria, Senegal, ma anche dal Sud America, soprattutto i figli di immigrati italiani che rientrano dall&#8217;Argentina e dal Venezuela. Il progetto consiste, oltre nella distribuzione del materiale informativo, di corsi per sensibilizzare sulla consapevolezza dei propri diritti proprio all&#8217;interno dell&#8217;azienda. Una realtà multisfaccettata quella che ci racconta Abdou, fatta di aziende favorevoli a una formazione ai lavoratori sui loro diritti e aziende invece piu restie al fatto che i loro dipendenti diventino consapevoli</p>
<p>Il problema è più diffuso, se cioè la sicurezza non viene percepita come diritto fondamentale ma solo come un costo sarà difficile ottenere risultati concreti e in soldoni diminuire il numero degli infortuni sul lavoro o peggio delle morti bianche. La onlus Nessun luogo è lontano, attiva in diversi progetti con i migranti che vivono a Roma, ha lanciato una campagna chiamata Democracy Building, per imparare a costruire la democrazia appunto. &lt;L&#8217;Italia sta vivendo una deficit di democrazia molto grave&gt;, dice il presidente di Nessun luogo è lontano, Fabrizio Molina. &lt;Assistiamo alla sostituzione della demagogia con la democrazia: si fanno i consiglieri aggiunti invece di consentire il diritto di voto agli stranieri,  si fanno le liste per farli votare alle primarie, ma nulla per farli votare al comune, solo insegnando ai migranti a essere protagonisti della politica si potranno fare davvero dei passi avanti&gt;, sostiene Molina. Insomma gli immigrati in Italia sono poco protagonisti delle decisioni, poco partecipi, in primis ovviamente perchè non esistono le basi per rendergli facile questo percorso.</p>
<p>Sul numero della rivista mensile il maleppeggio del febbraio scorso lo scrittore Alessandro Leogrande ha pubblicato un reportage sulla rappresentanza sindacale degli stranieri nelle aziende edili italiane. gli abbiamo chiesto di farci una fotografia della presenza dei migranti nei sindacati. Il lavoro sindacale è difficile per tutti dove il lavoro è precario, dice Leogrande, la mancanza di alternativa per i migranti però rende ancora più difficile la militanza sindacale, come allo stesso Leogrande ha raccontato un sindacalista rumeno. Già fare i sindacalisti è molto difficile, per uno straniero poi è ancora piu complicato, sia perchè ci si muove in condizioni di gravi disagio, sia per la questione della lingua, che non è da sottovalutare. Non solo, la forma di militanza sindacale classica esiste solo nelle grandi aziende e non nelle piccole, che spesso lavorano in subappalto per le più grandi. Minimo contrattuale, forme di garanzia classiche, non sono le uniche vertenze a dovere essere affrontate dai lavoratori stranieri, nel caso del lavoro edile la questione della sicurezza è la più scottante: solo nel Lazio di media 12 persone  all&#8217;anno muoiono  nei cantieri.<br />
Anche secondo Leogrande i problemi sorgono molto più a monte, nel mondo dell&#8217;edilizia ad esempio siamo di fronte a una destrutturalizzazione del lavoro. Non esistono più la maestranze di un tempo, racconta Leogrande. &lt;E&#8217; vero che non esiste piu il rapporto di una volta tra capomastro e allievo, ma la mescolanza di comunità nei cantieri porrta anche a una mescolanza di tecniche, quindi porta anche dei vantaggi&gt; ci dice  Lanfranco Caminiti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://radiocarta.amisnet.org/2008/migranti-nei-sindacati-quanta-e-quale-rappresentanza/feed</wfw:commentRss>
			<enclosure url="http://radiocarta.amisnet.org/files/2008/01/radiocarta12.mp3" length="29811357" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>31:03</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>Nella prima punata del 2008, torniamo a parlare dei migranti. Affrontiamo la questione "sicurezza sul lavoro" dal punto di vista degli stranieri che lavorano in ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Nella prima punata del 2008, torniamo a parlare dei migranti. Affrontiamo la questione "sicurezza sul lavoro" dal punto di vista degli stranieri che lavorano in Italia. La democrazia italiana da spazio alla rappresentanza dei migranti nel mondo del lavoro? Quanti migranti militano nei sindacati?

Ospiti della puntata:

Abdou Faye, Alef

Fabrizio Molina, Nessun luogo egrave; lontano

Lanfranco Caminiti, Maleppeggio

Alessandro Leogrande, Lo Straniero



Abdou Faye egrave; il vicepresidente dell'Alef, l' associazione dei lavoratori emigrati  del Rriuli Venezia Giulia; l'Alef dal '99 ha iniziato un progetto di prevenzione sugli infortuni sul lavoro e sulla sicurezza per gli stranieri. Piugrave; che agire quando l'infortunio egrave; giagrave; avvenuto, ci si era accorti che era necessario prevenire e creare le basi affinchegrave; gli incidenti fossero evitati. Una volta che il progetto ha preso piede, il materiale informativo di sensibilizzazione sulla conoscenza dei propri diritti sul lavoro egrave; stato tradotto in  12 lingue, e sono stati formati nuovi mediatori per venire incontro al piugrave; ampio numero di comunitagrave; possibili presenti nella regione. Un melting pot ricchissimo quello in Friuli, dove arrivano migranti dall' Albania, Romania, Ex-Jugoslavia, e poi dal Ghana, Nigeria, Senegal, ma anche dal Sud America, soprattutto i figli di immigrati italiani che rientrano dall'Argentina e dal Venezuela. Il progetto consiste, oltre nella distribuzione del materiale informativo, di corsi per sensibilizzare sulla consapevolezza dei propri diritti proprio all'interno dell'azienda. Una realtagrave; multisfaccettata quella che ci racconta Abdou, fatta di aziende favorevoli a una formazione ai lavoratori sui loro diritti e aziende invece piu restie al fatto che i loro dipendenti diventino consapevoli

Il problema egrave; piugrave; diffuso, se cioegrave; la sicurezza non viene percepita come diritto fondamentale ma solo come un costo saragrave; difficile ottenere risultati concreti e in soldoni diminuire il numero degli infortuni sul lavoro o peggio delle morti bianche. La onlus Nessun luogo egrave; lontano, attiva in diversi progetti con i migranti che vivono a Roma, ha lanciato una campagna chiamata Democracy Building, per imparare a costruire la democrazia appunto. #60;L'Italia sta vivendo una deficit di democrazia molto grave#62;, dice il presidente di Nessun luogo egrave; lontano, Fabrizio Molina. #60;Assistiamo alla sostituzione della demagogia con la democrazia: si fanno i consiglieri aggiunti invece di consentire il diritto di voto agli stranieri,  si fanno le liste per farli votare alle primarie, ma nulla per farli votare al comune, solo insegnando ai migranti a essere protagonisti della politica si potranno fare davvero dei passi avanti#62;, sostiene Molina. Insomma gli immigrati in Italia sono poco protagonisti delle decisioni, poco partecipi, in primis ovviamente perchegrave; non esistono le basi per rendergli facile questo percorso.

Sul numero della rivista mensile il maleppeggio del febbraio scorso lo scrittore Alessandro Leogrande ha pubblicato un reportage sulla rappresentanza sindacale degli stranieri nelle aziende edili italiane. gli abbiamo chiesto di farci una fotografia della presenza dei migranti nei sindacati. Il lavoro sindacale egrave; difficile per tutti dove il lavoro egrave; precario, dice Leogrande, la mancanza di alternativa per i migranti perograve; rende ancora piugrave; difficile la militanza sindacale, come allo stesso Leogrande ha raccontato un sindacalista rumeno. Giagrave; fare i sindacalisti egrave; molto difficile, per uno straniero poi egrave; ancora piu complicato, sia perchegrave; ci si muove in condizioni di gravi disagio, sia per la questione della lingua, che non egrave; da sottovalutare. Non solo, la forma di militanza sindacale classica esiste solo nelle grandi aziende e non nelle piccole, che spesso lavorano in subappalto per le piugrave; grandi. Minimo contra...</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Radio,Carta,V,(2008)</itunes:keywords>
		<itunes:author>web@amisnet.org</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Dai campi rom di Milano agli indigeni dell&#8217;Honduras</title>
		<link>http://radiocarta.amisnet.org/2007/dai-campi-rom-di-milano-agli-indigeni-dellhonduras</link>
		<comments>http://radiocarta.amisnet.org/2007/dai-campi-rom-di-milano-agli-indigeni-dellhonduras#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Dec 2007 11:47:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Radio Carta V (2008)]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://radiocarta.amisnet.org/2007/dai-campi-rom-di-milano-agli-indigeni-dellhonduras</guid>
		<description><![CDATA[Care radio, cari ascoltatori, per questa puntata pre-natalizia Radio Carta ha deciso di lasciare sotto i vostri abeti due doni: due regali sonori tratti dai numerosi contributi che Amisnet ha ricevuto in occasione della Giornata Internazionale dei Migranti, il 18 dicembre. Qua sotto, dopo una breve descrizione di ogni audio, c&#8217;è il solito player per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Care radio, cari ascoltatori, per questa puntata pre-natalizia Radio Carta ha deciso di lasciare sotto i vostri abeti due doni: due regali sonori tratti dai numerosi contributi che Amisnet ha ricevuto in occasione della Giornata Internazionale dei Migranti, il 18 dicembre. Qua sotto, dopo una breve descrizione di ogni audio, c&#8217;è il solito player per ascoltare o scaricare l&#8217;mp3. La redazione di Radio Carta vi augura buon ascolto! La prossima puntata sarà il 9 gennaio. A risentirci nel 2008!</p>
<p><span id="more-348"></span></p>
<p><strong>Via del campo</strong></p>
<p>Scampoli di quotidianità del campo rom più affollato di Milano<br />
Un anno dopo l’incendio che un gruppo di italiani ha appiccato contro le tende dei rom di Opera, Radio Popolare propone un appuntamento quotidiano sulla vita nei campi nomadi. La colazione dopo una notte in un container metallico, l’attesa del bus per andare a scuola, il pagamento delle bollette della luce, la spesa al supermercato, i compiti e i giochi dei bambini, i programmi televisivi preferiti, come arredare una roulotte, le riunioni con la Casa della Carità e le discussioni con i vigili, le partite a carte…. scampoli di quotidianità del campo rom più affollato di Milano, quello di via Triboniano. Un campo dove i rom hanno stretto un patto di legalità con il comune di Milano. <strong>Un programma a cura di Nello Avellani e Claudio Agostoni.</strong><br />
</p>
<p><strong>Pesci fuor d&#8217;acqua</strong></p>
<p>Questo documentario racconta la storia di Magdalena, indigena Tolupan, rifugiata politica in Italia, ed una delle migliaia di persone che vivono nel dipartimento di Yoro, nell’Honduras, che da decenni lotta contro le multinazionali di estrazione dei metalli preziosi. Acque inquinate, terre ormai sterili, aerei che innaffiano i campi di veleno: è questo lo scenario attuale in cui vive il popolo Tolupan della tribù Calendaria che ogni giorno deve fare i conti con le minacce di imprenditori che, spalleggiati dal governo dell’Honduras, hanno come unico obiettivo cacciare i nativi dalle loro terre in nome del profitto.</p>
<ul>
<li><img src="http://amisnet.org/wp-content/plugins/podpress/images/audio_mp3_icon.png" border="0" height="16" width="16" /> documentario “Pesci fuor d’acqua” realizzato da Marzia Coronati [15:02m] | <a href="http://amisnet.org/agenzia/2007/12/18/pesci-fuor-dacqua-la-storia-di-magdalena-e-del-popolo-tolupan/">ascolta</a> | <a href="http://radiocarta.amisnet.org/files/2007/12/pesci_fuordacqua.mp3" title="pesci fuor d’acqua" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/mp3/pesci_fuordacqua.mp3');">Download</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://radiocarta.amisnet.org/2007/dai-campi-rom-di-milano-agli-indigeni-dellhonduras/feed</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://radiocarta.amisnet.org/files/2007/12/pesci_fuordacqua.mp3" length="14430878" type="audio/mpeg" />
			<enclosure url="http://radiocarta.amisnet.org/files/2007/12/vie-del-campo_radio-popolare.mp3" length="34040793" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>14:11</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>Care radio, cari ascoltatori, per questa puntata pre-natalizia Radio Carta ha deciso di lasciare sotto i vostri abeti due doni: due regali sonori tratti dai ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Care radio, cari ascoltatori, per questa puntata pre-natalizia Radio Carta ha deciso di lasciare sotto i vostri abeti due doni: due regali sonori tratti dai numerosi contributi che Amisnet ha ricevuto in occasione della Giornata Internazionale dei Migranti, il 18 dicembre. Qua sotto, dopo una breve descrizione di ogni audio, c'egrave; il solito player per ascoltare o scaricare l'mp3. La redazione di Radio Carta vi augura buon ascolto! La prossima puntata saragrave; il 9 gennaio. A risentirci nel 2008!



Via del campo

Scampoli di quotidianitagrave; del campo rom piugrave; affollato di Milano
Un anno dopo lrsquo;incendio che un gruppo di italiani ha appiccato contro le tende dei rom di Opera, Radio Popolare propone un appuntamento quotidiano sulla vita nei campi nomadi. La colazione dopo una notte in un container metallico, lrsquo;attesa del bus per andare a scuola, il pagamento delle bollette della luce, la spesa al supermercato, i compiti e i giochi dei bambini, i programmi televisivi preferiti, come arredare una roulotte, le riunioni con la Casa della Caritagrave; e le discussioni con i vigili, le partite a cartehellip;. scampoli di quotidianitagrave; del campo rom piugrave; affollato di Milano, quello di via Triboniano. Un campo dove i rom hanno stretto un patto di legalitagrave; con il comune di Milano. Un programma a cura di Nello Avellani e Claudio Agostoni.


Pesci fuor d'acqua

Questo documentario racconta la storia di Magdalena, indigena Tolupan, rifugiata politica in Italia, ed una delle migliaia di persone che vivono nel dipartimento di Yoro, nellrsquo;Honduras, che da decenni lotta contro le multinazionali di estrazione dei metalli preziosi. Acque inquinate, terre ormai sterili, aerei che innaffiano i campi di veleno: egrave; questo lo scenario attuale in cui vive il popolo Tolupan della tribugrave; Calendaria che ogni giorno deve fare i conti con le minacce di imprenditori che, spalleggiati dal governo dellrsquo;Honduras, hanno come unico obiettivo cacciare i nativi dalle loro terre in nome del profitto.

	 documentario ldquo;Pesci fuor drsquo;acquardquo; realizzato da Marzia Coronati [15:02m] #124; ascolta #124; Download
</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Radio,Carta,V,(2008)</itunes:keywords>
		<itunes:author>web@amisnet.org</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Da Mumia a Sacco e Vanzetti. 60 anni di detenzioni politiche made in Usa</title>
		<link>http://radiocarta.amisnet.org/2007/da-mumia-a-sacco-e-vanzetti-60-anni-di-detenzioni-politiche</link>
		<comments>http://radiocarta.amisnet.org/2007/da-mumia-a-sacco-e-vanzetti-60-anni-di-detenzioni-politiche#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 15:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Radio Carta V (2008)]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://radiocarta.amisnet.org/2007/da-mumia-a-sacco-e-vanzetti-60-anni-di-detenzioni-politiche</guid>
		<description><![CDATA[La giustizia americana e i reati politici. Cosa è cambiato dal secolo scorso a oggi? La puntata di Radio Carta di questa settimana tenterà di indagare su questo interrogativo, raccontando due storie, una più recente, quella cioè di Mumia Abu Jamal, e una risalente a 60 anni fa: il caso di Sacco e Vanzetti.
Ospiti della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La giustizia americana e i reati politici. Cosa è cambiato dal secolo scorso a oggi? La puntata di Radio Carta di questa settimana tenterà di indagare su questo interrogativo, raccontando due storie, una più recente, quella cioè di Mumia Abu Jamal, e una risalente a 60 anni fa: il caso di Sacco e Vanzetti.<span id="more-344"></span></p>
<p>Ospiti della puntata:</p>
<p>Silvia Baraldini, ex detenuta politica</p>
<p>Bianca Cerri, americanista</p>
<p>Matteo Marolla, ass. Sacco e Vanzetti</p>
<p></p>
<p><!--more--> </p>
<p>Domenica Mumia Abu Jamal, scrittore e giornalista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d'America" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">statunitense</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Attivismo_politico" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">attivista</a> delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pantere_Nere" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">Pantere Nere</a>, la storica organizzazione rivoluzionaria dei neri degli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d'America" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">Stati Uniti</a> nata alla fine degli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_1960" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">anni &#8216;60</a>, inizierà il ventisettesimo anno di detenzione nel braccio della morte della prigione statale di Greene, Pennsylvania. Risale, infatti, al 9 dicembre 1981 il suo arresto a Philadelphia durante un alterco con il poliziotto Daniel Faulkner.Per ricordare questo anniversario abbiamo raggiunto Silvia Baraldini, anche lei componente del partito rivoluzionario delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pantere_Nere" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">Black Panther </a> e che fu condannata nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1983" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">1983</a> a una pena cumulativa di 43 anni di carcere negli Stati Uniti da cui è stata scagionata solo un anno fa. Proprio questa settimana la Baraldni ha ricordato la storia di Mumia attraverso un articolo pubblicato da Latinoamerica e ai nostri microfoni ripercorre il caso Mumia.Il movimento di liberazione stava conoscendo negli anni &#8216;60 un rapido sviluppo grazie all&#8217;opera di attivisti come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Malcolm_X" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">Malcolm X</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Luther_King" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">Martin Luther King</a> .La peculiarità delle Pantere però fu quella di rifiutare le istanze <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nonviolenza" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">nonviolente</a> e integrazioniste di King. Al principio della nonviolenza le Pantere sostituirono quello dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Autodifesa" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">autodifesa</a> (<em>self-defence</em>) come strumento di lotta fondamentale. Altra peculiarità del Black Panther Party fu la lettura della discriminazione dei neri all&#8217;interno di un&#8217;ottica <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marxismo-leninismo" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">marxista-leninistica</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lotta_di_classe" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">lotta di classe</a>, e quindi di opposizione alla struttura <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Capitalismo" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">capitalistica</a> della società statunitense. Molti di loro finirono in carcere o nel braccio della morte, come ci ha raccontato Bianca Cerri, americanista.Oggi Mumia combatte contro tutte le condanne a sfondo politiche che considera ingiuste e ha posto la sua firma sotto la Lettera Aperta al Procuratore Generale degli Stati Uniti, esigente l’immediata liberazione di cinque cubani combattenti contro il terrorismo. Come ci racconta sempre Bianca Cerri. Una situazione che sembra aggravarsi dopo l’11 settembre del 2001 come ci confermano sia Silvia Baraldini che Bianca Cerri.Nella seconda parte della trasmissione andiamo al 1927 . Questa volta i protagonisti della storia che vi vogliamo raccontare, anche loro finiti nella rete della giustizia americana per le loro ideologie politiche, sono due emigrati italiani, molti di noi li conoscono, si chiamavano Sacco e Vanzetti, noi abbiamo raggiunti telefonicamente Matteo Marolla, dell&#8217;associazione Sacco e Vanzetti e ci siamo fatti raccontare la loro storia.<font face="Times New Roman"> </font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://radiocarta.amisnet.org/2007/da-mumia-a-sacco-e-vanzetti-60-anni-di-detenzioni-politiche/feed</wfw:commentRss>
			<enclosure url="http://radiocarta.amisnet.org/files/2007/12/13122007_radiocarta10.mp3" length="27692432" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>28:51</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>La giustizia americana e i reati politici. Cosa egrave; cambiato dal secolo scorso a oggi? La puntata di Radio Carta di questa settimana tenteragrave; di ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>La giustizia americana e i reati politici. Cosa egrave; cambiato dal secolo scorso a oggi? La puntata di Radio Carta di questa settimana tenteragrave; di indagare su questo interrogativo, raccontando due storie, una piugrave; recente, quella cioegrave; di Mumia Abu Jamal, e una risalente a 60 anni fa: il caso di Sacco e Vanzetti.

Ospiti della puntata:

Silvia Baraldini, ex detenuta politica

Bianca Cerri, americanista

Matteo Marolla, ass. Sacco e Vanzetti



nbsp;

Domenica Mumia Abu Jamal, scrittore e giornalista statunitense, attivista delle Pantere Nere, la storica organizzazione rivoluzionaria dei neri degli Stati Uniti nata alla fine degli anni '60, inizieragrave; il ventisettesimo anno di detenzione nel braccio della morte della prigione statale di Greene, Pennsylvania. Risale, infatti, al 9 dicembre 1981 il suo arresto a Philadelphia durante un alterco con il poliziotto Daniel Faulkner.Per ricordare questo anniversario abbiamo raggiunto Silvia Baraldini, anche lei componente del partito rivoluzionario delle Black Panther nbsp;e che fu condannata nel 1983 a una pena cumulativa di 43 anni di carcere negli Stati Uniti da cui egrave; stata scagionata solo un anno fa. Proprio questa settimana la Baraldni ha ricordato la storia di Mumia attraverso un articolo pubblicato da Latinoamerica e ai nostri microfoni ripercorre il caso Mumia.Il movimento di liberazione stava conoscendo negli anni '60 un rapido sviluppo grazie all'opera di attivisti come Malcolm X e Martin Luther King .La peculiaritagrave; delle Pantere perograve; fu quella di rifiutare le istanze nonviolente e integrazioniste di King. Al principio della nonviolenza le Pantere sostituirono quello dell'autodifesa (self-defence) come strumento di lotta fondamentale. Altra peculiaritagrave; del Black Panther Party fu la lettura della discriminazione dei neri all'interno di un'ottica marxista-leninistica di lotta di classe, e quindi di opposizione alla struttura capitalistica della societagrave; statunitense. Molti di loro finirono in carcere o nel braccio della morte, come ci ha raccontato Bianca Cerri, americanista.Oggi Mumia combatte contro tutte le condanne a sfondo politiche che considera ingiuste e ha posto la sua firma sotto la Lettera Aperta al Procuratore Generale degli Stati Uniti, esigente lrsquo;immediata liberazione di cinque cubani combattenti contro il terrorismo. Come ci racconta sempre Bianca Cerri. Una situazione che sembra aggravarsi dopo lrsquo;11 settembre del 2001 come ci confermano sia Silvia Baraldini che Bianca Cerri.Nella seconda parte della trasmissione andiamo al 1927 . Questa volta i protagonisti della storia che vi vogliamo raccontare, anche loro finiti nella rete della giustizia americana per le loro ideologie politiche, sono due emigrati italiani, molti di noi li conoscono, si chiamavano Sacco e Vanzetti, noi abbiamo raggiunti telefonicamente Matteo Marolla, dell'associazione Sacco e Vanzetti e ci siamo fatti raccontare la loro storia.nbsp;</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Radio,Carta,V,(2008)</itunes:keywords>
		<itunes:author>web@amisnet.org</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>Carbone Killer</title>
		<link>http://radiocarta.amisnet.org/2007/carbone-killer</link>
		<comments>http://radiocarta.amisnet.org/2007/carbone-killer#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 13:37:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Radio Carta V (2008)]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://radiocarta.amisnet.org/2007/carbone-killer</guid>
		<description><![CDATA[Dalla rompighiaccio nel Mediterraneo in lotta contro il carbone alla tragedia di Marcinelle. Gli ultimi cinquanta anni di storia del carbone a ritroso.
Ospiti della puntata:
Francesco Tedesco, Greenpeace
Luca Vullo, regista
Paola Cecchini, scrittrice

Si chiama Arctic Sunrise la rompighiaccio che in questi giorni naviga le acque del Meditteraneo. Sul fiancata verde un arcoblaleno e una colomba. questa nave [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla rompighiaccio nel Mediterraneo in lotta contro il carbone alla tragedia di Marcinelle. Gli ultimi cinquanta anni di storia del carbone a ritroso.<span id="more-341"></span></p>
<p>Ospiti della puntata:</p>
<p>Francesco Tedesco, Greenpeace</p>
<p>Luca Vullo, regista</p>
<p>Paola Cecchini, scrittrice</p>
<h3></h3>
<p>Si chiama Arctic Sunrise la rompighiaccio che in questi giorni naviga le acque del Meditteraneo. Sul fiancata verde un arcoblaleno e una colomba. questa nave che un tempo serviva per cacciare le foche nel 1995 è stata comprata dall&#8217;associazione ambientalista greenpeace. Oggi la rompighiaccio è nel mediterraneo e sta portando avanti una serie di azioni di stampo ambientalista indirizzate soprattutto a sensibilizzare sulla questione del carbone. Rendere arido, questa l&#8217;etimologia della parola carbone e in effetti sembra che proprio l&#8217;anidride carbonica sprigionata dal combustibile sia la causa principale di inquinamento e cambiamenti climatici. Nel mondo il 39% dell&#8217;energia elettrica è prodotta dal carbone. Il carbone infatti alimenta le caldaie delle centrali termoelettriche, l&#8217;acqua scaldata produce vapore, il vapore raggiunge una turbina e la fa ruotare, alla turbina infine è collegato l&#8217;alternatore che produce energia elettrica.<br />
L&#8217;ultime azioni il 4 dicembre quando gli attivisti hanno raggiunto tre navi carboniere attraccate al largo del porto di Brindisi - Oriental Sun, Yusho Spica e Tpc Arirang - dipingendo sulla fiancata il messaggio &#8220;Coal kills climate&#8221;.</p>
<p>Tra il 1946 e il 1960, oltre 230.000 giovani uomini lasciarono un’Italia semi-distrutta da una guerra persa ed affluirono in Belgio a seguito di quello che è passato alla storia come accordo minatore-carbone: cinquantamila lavoratori italiani in cambio della fornitura mensile di carbone belga, a condizioni convenienti, per ogni mille lavoratori inviati.</p>
<p>Secondo i dati forniti dal Ministero per gli Italiani nel Mondo, furono 867 i minatori morti nelle miniere belghe dal 1946 al 1963, di cui oltre 250 tra il 1950 ed il 1953. La miniera di Marcinelle, in particolare, non era stata concepita per il passaggio simultaneo di condotte idrauliche, elettriche e dell’olio sotto pressione, come invece avveniva.</p>
<p>In funzione dal 1822, le sue attrezzature non erano state modernizzate e nessuna protezione anti-incendio era disposta sul fondo. Le porti frangi-fiamma erano in legno e le maschere antigas non erano previste. Due incidenti gravi vi erano già occorsi: nel primo (1906) avevano trovato la morte venti minatori, nel secondo (1930) quaranta. Nulla però fu fatto per evitare la sciagura, diventata la più conosciuta della storia mineraria (la più grande tragedia, almeno in tempi moderni, si è invece consumata a Corrières, nella regione francese del Pas de Calais, con 1376 morti).</p>
<p>Nessuna responsabilità fu attribuita alla società titolare del Bois du Cazier, nonostante l’accertamento di numerose negligenze a carico della stessa. Come è successo tante volte e succede ancora, anche a Marcinelle si preferì addebitare la sciagura ad errore umano.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://radiocarta.amisnet.org/2007/carbone-killer/feed</wfw:commentRss>
			<enclosure url="http://radiocarta.amisnet.org/files/2007/12/radiocarta09.mp3" length="27296916" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>28:26</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>Dalla rompighiaccio nel Mediterraneo in lotta contro il carbone alla tragedia di Marcinelle. Gli ultimi cinquanta anni di storia del carbone a ritroso.

Ospiti della puntata:

Francesco ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Dalla rompighiaccio nel Mediterraneo in lotta contro il carbone alla tragedia di Marcinelle. Gli ultimi cinquanta anni di storia del carbone a ritroso.

Ospiti della puntata:

Francesco Tedesco, Greenpeace

Luca Vullo, regista

Paola Cecchini, scrittrice

Si chiama Arctic Sunrise la rompighiaccio che in questi giorni naviga le acque del Meditteraneo. Sul fiancata verde un arcoblaleno e una colomba. questa nave che un tempo serviva per cacciare le foche nel 1995 egrave; stata comprata dall'associazione ambientalista greenpeace. Oggi la rompighiaccio egrave; nel mediterraneo e sta portando avanti una serie di azioni di stampo ambientalista indirizzate soprattutto a sensibilizzare sulla questione del carbone. Rendere arido, questa l'etimologia della parola carbone e in effetti sembra che proprio l'anidride carbonica sprigionata dal combustibile sia la causa principale di inquinamento e cambiamenti climatici. Nel mondo il 39% dell'energia elettrica egrave; prodotta dal carbone. Il carbone infatti alimenta le caldaie delle centrali termoelettriche, l'acqua scaldata produce vapore, il vapore raggiunge una turbina e la fa ruotare, alla turbina infine egrave; collegato l'alternatore che produce energia elettrica.
L'ultime azioni il 4 dicembre quando gli attivisti hanno raggiunto tre navi carboniere attraccate al largo del porto di Brindisi - Oriental Sun, Yusho Spica e Tpc Arirang - dipingendo sulla fiancata il messaggio "Coal kills climate".

Tra il 1946 e il 1960, oltre 230.000 giovani uomini lasciarono unrsquo;Italia semi-distrutta da una guerra persa ed affluirono in Belgio a seguito di quello che egrave; passato alla storia come accordo minatore-carbone: cinquantamila lavoratori italiani in cambio della fornitura mensile di carbone belga, a condizioni convenienti, per ogni mille lavoratori inviati.

Secondo i dati forniti dal Ministero per gli Italiani nel Mondo, furono 867 i minatori morti nelle miniere belghe dal 1946 al 1963, di cui oltre 250 tra il 1950 ed il 1953. La miniera di Marcinelle, in particolare, non era stata concepita per il passaggio simultaneo di condotte idrauliche, elettriche e dellrsquo;olio sotto pressione, come invece avveniva.

In funzione dal 1822, le sue attrezzature non erano state modernizzate e nessuna protezione anti-incendio era disposta sul fondo. Le porti frangi-fiamma erano in legno e le maschere antigas non erano previste. Due incidenti gravi vi erano giagrave; occorsi: nel primo (1906) avevano trovato la morte venti minatori, nel secondo (1930) quaranta. Nulla perograve; fu fatto per evitare la sciagura, diventata la piugrave; conosciuta della storia mineraria (la piugrave; grande tragedia, almeno in tempi moderni, si egrave; invece consumata a Corriegrave;res, nella regione francese del Pas de Calais, con 1376 morti).

Nessuna responsabilitagrave; fu attribuita alla societagrave; titolare del Bois du Cazier, nonostante lrsquo;accertamento di numerose negligenze a carico della stessa. Come egrave; successo tante volte e succede ancora, anche a Marcinelle si preferigrave; addebitare la sciagura ad errore umano.</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Radio,Carta,V,(2008)</itunes:keywords>
		<itunes:author>web@amisnet.org</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;acqua non è una merce</title>
		<link>http://radiocarta.amisnet.org/2007/lacqua-non-e-una-merce</link>
		<comments>http://radiocarta.amisnet.org/2007/lacqua-non-e-una-merce#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 17:51:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia Coronati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Radio Carta V (2008)]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://radiocarta.amisnet.org/2007/lacqua-non-e-una-merce</guid>
		<description><![CDATA[Scende in piazza il popolo dell&#8217;acqua, lo farà a Roma, il prossimo primo dicembre in occasione della manifestazione nazionale dell&#8217;acqua.  Appuntamento alle 14, 30 in piazza della Repubblica.

Ospiti della puntata:
Enzo Vitalesta, associazione Yaku  - Marco Bersani, Attac  - Antonio Amati, Comitato per l&#8217;Aniene - Mariano Danieli, canoista.
Lo scorso anno in tutta Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scende in piazza il popolo dell&#8217;acqua, lo farà a Roma, il prossimo primo dicembre in occasione della manifestazione nazionale dell&#8217;acqua.  Appuntamento alle 14, 30 in piazza della Repubblica.</p>
<p><br />
Ospiti della puntata:</p>
<p align="left">Enzo Vitalesta, associazione Yaku  - Marco Bersani, Attac  - Antonio Amati, Comitato per l&#8217;Aniene - Mariano Danieli, canoista.</p>
<p>Lo scorso anno in tutta Italia sono state raccolte firme per una legge per la ripublicizzazione dell&#8217;acqua. Bel 406.626 italiani hanno partecipato e messo la loro firma per far si che l&#8217;acqua, bene comune per eccelenza, non fosse oggetto di nessuna privatizzazione.<br />
Oggi a distanza di quattro mesi dalla fine della raccolta firme, chi ha messo la firma ci metterà anche la faccia, sfilando in un grande corteo per ribadire ancora una volta che l&#8217;acqua è un bene di tutti<br />
tra le istanze del popolo dell&#8217;acqua:</p>
<p>a)l’immediata approvazione della legge d’iniziativa popolare;<br />
b)fondi in Finanziaria per il risparmio idrico e per il riammodernamento delle reti idriche;<br />
c)gestione pubblica e partecipata dai lavoratori e dalle comunità locali</p>
<p>Una vicenda che affonda le radici a piu di dieci anni fa, questa della privatizzazione dell&#8217;acqua, quando cioè i governi si sono accorti che l&#8217;acqua  era un bene indispensabile ma non così facilmente gestibile e usufruibile da parte di tutti. Nasce cosi l&#8217;idea dell&#8217;acqua come una merce: il petrolio del XXI secolo.<br />
Così in diverse parti del pianeta l&#8217;acqua, ormai nella mente dei piu un bisogno e non un diritto, ha cominciato ad essere privatizzata: in Inghilterra sono stati venduti i servizi d&#8217;acquedotto e depurazione; in Francia le imprese diventano concessionarie del servizio idrico; le società pubbliche di gestione cominciano a diventare società per azioni, in cui spesso entra a far parte un socio privato.</p>
<p>L&#8217;ideologia delle privatizzazioni si basa sugli assunti fondamentali che l&#8217;ingresso dei privati sia auspicabile perche migliora il servizio, lo rende piu efficiente, e perche il prezzo che si forma sul mercato è il piu adato perche riassume tutte le informazioni necessarie per effettuare una scelta nel suo utilizzo che rifletta la scarsità del bene: questa è la cosiddetta teoria di pareto. Il popolo dell&#8217;acuqa al contrario ritiene che questa teoria, che altro non è che il sistema di mercato, non puo funzionare per un bene ambientale come l&#8221;acqua appunto. Il mercato quantifica cio che quantificabile non è. Il mercato non tiene conto delle generazioni future, il mercato non tiene conto dei benefici che ha l&#8217;acqua sull&#8217;ecosistema, il mercato non tiene conto dei costi sociali che l&#8217;utilizzo della risorsa determina su altre persone che non siano il compratore e il venditore.<br />
Ma molti governi queste considerazioni non le hanno volute prendere in esame e sono andati avanti come treni nel senso della privatizazione.<br />
In Italia, la privatizzazione è passata attraverso una serie di normative, come per esempio la legge galli, che hanno permesso di trasformare le imprese municipalizzate in società di capitali con presenza di privati. Cosi su e giu per lo stivale le aziende municipalizzate sono diventate spa: da ASA a Livorno, a Acqualatina nella provincia di Frosinone, a Siciliacque Spa in Sicilia. Tra  i casi piu eclatanti: il caso della Acea: l&#8217;Acea è un&#8217;azienda al 51% pubblica e al 49% privata. L e bollette che paghiamo dunque oltre ai costi di gestione del servizio, comprendono anche l&#8217;arricchimento dei pochi azionisti che sono, oltre al comune di roma, il gruppo caltagirone e il gruppo suez, la piu grande multinazionale dell&#8217;acqua.</p>
<p>E&#8217; proprio notizia di questi giorni l&#8217;approvazione al senato della moratoria che blocca gli affidamenti per un anno dei servizi idrici sia a pubblici che a privati. Il blocco serve a prendere tempo in vista di una nuova normativa sulla gestione del servizio idrico, che il popolo dell&#8217;acqua e anche noi ci auguriamo sia la legge di iniziativa popolare.</p>
<p>Ma le privatizzazioni danni negativi gia li hanno fatti, come nel caso dell&#8217;Acea Spa, il 28 novembre davanti alla sede centrale dell&#8217;ex-municipalizzata un presidio munito di megafono e fischietti manifestava contro una gestione idrica scellerata da parte dell&#8217;azienda.<br />
Acea come Azienda Caltagirone Energia e Ambiente, dicono i manifestanti, visto che sembra che le scelte piu importanti le prenda proprio Caltagirone.</p>
<p>Tra i presidianti, il Comitato Aniene, allarmato dall&#8217;ultimo tentativo della azienda di ottenere dalla regione la concessione di un ulteriore prelievo di acqua dalla sorgente piu importante dell&#8217;Aniene, l&#8217;affluente del Tevere, quando il fiume è già a grave rischio di collasso ambientale per mancanza d&#8217;acqua , Antonio Amati, presidente del Comitato per l&#8217;Aniene.</p>
<p>La puntata è a cura di Marzia Coronati</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://radiocarta.amisnet.org/2007/lacqua-non-e-una-merce/feed</wfw:commentRss>
			<enclosure url="http://radiocarta.amisnet.org/files/2007/11/radiocarta08.mp3" length="43201097" type="audio/mpeg"/>
<itunes:duration>30:00</itunes:duration>
		<itunes:subtitle>Scende in piazza il popolo dell'acqua, lo faragrave; a Roma, il prossimo primo dicembre in occasione della manifestazione nazionale dell'acqua.  Appuntamento alle 14, 30 ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Scende in piazza il popolo dell'acqua, lo faragrave; a Roma, il prossimo primo dicembre in occasione della manifestazione nazionale dell'acqua.  Appuntamento alle 14, 30 in piazza della Repubblica.


Ospiti della puntata:
Enzo Vitalesta, associazione Yaku  - Marco Bersani, Attac  - Antonio Amati, Comitato per l'Aniene - Mariano Danieli, canoista.
Lo scorso anno in tutta Italia sono state raccolte firme per una legge per la ripublicizzazione dell'acqua. Bel 406.626 italiani hanno partecipato e messo la loro firma per far si che l'acqua, bene comune per eccelenza, non fosse oggetto di nessuna privatizzazione.
Oggi a distanza di quattro mesi dalla fine della raccolta firme, chi ha messo la firma ci metteragrave; anche la faccia, sfilando in un grande corteo per ribadire ancora una volta che l'acqua egrave; un bene di tutti
tra le istanze del popolo dell'acqua:

a)lrsquo;immediata approvazione della legge drsquo;iniziativa popolare;
b)fondi in Finanziaria per il risparmio idrico e per il riammodernamento delle reti idriche;
c)gestione pubblica e partecipata dai lavoratori e dalle comunitagrave; locali

Una vicenda che affonda le radici a piu di dieci anni fa, questa della privatizzazione dell'acqua, quando cioegrave; i governi si sono accorti che l'acqua  era un bene indispensabile ma non cosigrave; facilmente gestibile e usufruibile da parte di tutti. Nasce cosi l'idea dell'acqua come una merce: il petrolio del XXI secolo.
Cosigrave; in diverse parti del pianeta l'acqua, ormai nella mente dei piu un bisogno e non un diritto, ha cominciato ad essere privatizzata: in Inghilterra sono stati venduti i servizi d'acquedotto e depurazione; in Francia le imprese diventano concessionarie del servizio idrico; le societagrave; pubbliche di gestione cominciano a diventare societagrave; per azioni, in cui spesso entra a far parte un socio privato.

L'ideologia delle privatizzazioni si basa sugli assunti fondamentali che l'ingresso dei privati sia auspicabile perche migliora il servizio, lo rende piu efficiente, e perche il prezzo che si forma sul mercato egrave; il piu adato perche riassume tutte le informazioni necessarie per effettuare una scelta nel suo utilizzo che rifletta la scarsitagrave; del bene: questa egrave; la cosiddetta teoria di pareto. Il popolo dell'acuqa al contrario ritiene che questa teoria, che altro non egrave; che il sistema di mercato, non puo funzionare per un bene ambientale come l''acqua appunto. Il mercato quantifica cio che quantificabile non egrave;. Il mercato non tiene conto delle generazioni future, il mercato non tiene conto dei benefici che ha l'acqua sull'ecosistema, il mercato non tiene conto dei costi sociali che l'utilizzo della risorsa determina su altre persone che non siano il compratore e il venditore.
Ma molti governi queste considerazioni non le hanno volute prendere in esame e sono andati avanti come treni nel senso della privatizazione.
In Italia, la privatizzazione egrave; passata attraverso una serie di normative, come per esempio la legge galli, che hanno permesso di trasformare le imprese municipalizzate in societagrave; di capitali con presenza di privati. Cosi su e giu per lo stivale le aziende municipalizzate sono diventate spa: da ASA a Livorno, a Acqualatina nella provincia di Frosinone, a Siciliacque Spa in Sicilia. Tra  i casi piu eclatanti: il caso della Acea: l'Acea egrave; un'azienda al 51% pubblica e al 49% privata. L e bollette che paghiamo dunque oltre ai costi di gestione del servizio, comprendono anche l'arricchimento dei pochi azionisti che sono, oltre al comune di roma, il gruppo caltagirone e il gruppo suez, la piu grande multinazionale dell'acqua.

E' proprio notizia di questi giorni l'approvazione al senato della moratoria che blocca gli affidamenti per un anno dei servizi idrici sia a pubblici che a privati. Il blocco serve a prendere tempo in vista di una nuova normativa sulla gestione del servizio idrico, che il popolo dell'acqua e anche noi ci au...</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Radio,Carta,V,(2008)</itunes:keywords>
		<itunes:author>web@amisnet.org</itunes:author>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:block>No</itunes:block>
	</item>
	</channel>
</rss>
